Intervista Scemiseria a Elena Mandolini
On 08/03/2021 | 0 Commenti

Daniele: Benvenuti a tutti e ben tornati alle interviste più suicide del lunedì mattina. Come state? Oggi avremo un ospite d’eccezione, una donna poliedrica in grado di spaziare tra più generi letterari, ma di imporsi come poche altre in tutto ciò che più terrorizza l’animo umano. E no. Non sto parlando dei suoceri. Abbiamo con noi Elena Mandolini, autrice de L’Ultima Cura. Esatto. Proprio quella di cui abbiamo bisogno tutti quanti. Ma andiamo a cominciare.

Daniele: Benvenuta Elena, come stai? Tutto bene? Pronta? Hai prenotato la seduta di psicanalisi post-intervista? Bene. Partiamo subito parlando dei tuoi libri e in particolare dell’Ultima Cura. Come è stato immergerti in un ambiente doloroso e profondo come quello dei disordini mentali?

Elena: Ciao Daniele! Sono pronta e lo è anche il mio psicoanalista. È seduto qui vicino a me. E tu sei pronto? Vuoi che ti dia il numero del suo cellulare? Ops: non c’è più. Forse non c’è mai stato? Chissà! Ti confesso che i disordini mentali mi hanno sempre affascinata. Credo che una persona integralmente sana, dal punto di vista psicologico, non esista. Tutti abbiamo dentro qualcosa da affrontare. Può essere un piccolo disturbo, come una patologia più grave. Traumi, profonde sofferenze che non riusciamo a metabolizzare, tic nervosi: esiste qualcuno che non ne abbia mai sofferto o che non abbia mai combattuto un disturbo psicologico? La mente è un mistero. Ed è uno strumento molto potente. È lei che decide. Se decade la mente, se perdiamo la cognizione del sé, perdiamo anche il corpo. Scrivere L’Ultima Cura è stato solo come aprire una porta su diecimila.

D: Sono molto d’accordo, ma a questo punto mi sorge un quesito. Credi che possa esistere una cura definitiva alla stupidità umana oppure i Darwin Awards dimostrano che l’essere umano è irrimediabilmente al di là di ogni redenzione? In caso sia possibile, cosa suggerisci di fare?

E: Ehm… Posso avvalermi della facoltà di non rispondere? Lavoro in ambito social e questo mi porta a confrontarmi tutti i giorni col pensiero umano. E ogni volta scopro che l’abisso è sempre più profondo. E non si smette di scavare. Penso sempre di aver trovato a chi consegnare l’Oscar dell’Imbecillità Umana e poi, il giorno seguente, vengo smentita. E ricomincio da capo. Ma. C’è anche una luce in quell’abisso. Una luminescenza che dobbiamo preservare e coltivare. Niente è perduto. L’istruzione e la curiosità sono fondamentali. E non parlo solo dell’istruzione scolastica. Bisogna informarsi, leggere, documentarsi, porsi delle domande su ogni argomento che attiri la nostra attenzione. La mente è un muscolo e dobbiamo fare degli esercizi specifici per mantenerla allenata.

D: Per rimanere in tema di cure, parliamo un po’ di vita e morte. Secondo te, è meglio vivere per sempre un’esistenza dannata (ma anche d’annata dopo un po’) stile vampiro oppure condurre una vita normale con problemi d’irsutismo come i licantropi?

E: Bella domanda! Ti dirò che diventare d’annata pur rimanendo giovane fuori, non sarebbe affatto male (Tra l’altro mi hai fatto venire in mente che avrei un vino ben invecchiato da aprire e degustare). Adoro il temperamento dei licantropi. Il loro spirito selvaggio, l’essere così vicini alla natura. Correre senza freni inibitori nella foresta con la Luna piena come compagna. Deve essere stupendo. Credo che alla fine sceglierei di diventare un licantropo; anche perché con l’eternità di un vampiro, vedrei morire chi amo. Che senso avrebbe? L’unica pecca della licantropia, effettivamente, sarebbe l’irsutismo. Cavolo, già non sopporto il depilarmi le gambe.

D: Effettivamente la depilazione è uno dei mezzi con cui il demonio ricorda agli esseri umani di esistere. Ma restiamo in ambito horror soprannaturale. I non-morti hanno spesso origine dalle paure e della natura umana e se esiste qualcosa da cui gli esseri umani (come dicevamo prima, non particolarmente intelligenti) non sono capaci di stare lontani è la guerra. Credi che in un mondo popolato da soli non-morti scoppierebbe un conflitto armato con tanto di armi batteriologiche a base di aglio?

E: Credo proprio di sì. Se c’è una lezione che l’uomo non impara, è proprio quanto la guerra sia devastante sotto ogni punto di analisi. È nell’animo umano. Basti pensare che, persino da piccoli, litighiamo per un giocattolo in comune. Crescendo, quella propensione al dominio, al possesso, può attenuarsi o svilupparsi assieme a noi. Se diventassimo tutti non–morti, troveremmo il modo di ideare devastanti bombe all’aglio con tanto di paletti scagliati in ogni direzione.

D: Domanda estemporanea, ma che mi è stata suggerita dai fan. Te sei appassionata di cinema oltre che di letteratura. Meglio vedere o meglio leggere e immaginare?

E: L’immaginazione è un dono. Il primo passo è sognare, immaginare. Persino nella scienza. Noi creiamo, partendo da un’idea e poi la elaboriamo. Quando leggo, a un certo momento, mi capita di non vedere più le pagine. Io vedo la storia che si mostra di fronte ai miei occhi e che scorre come un film. Avendo studiato cinema all’università, ragiono per immagini. Le nuove idee per i romanzi, di solito, sono flash, scene. Parto da lì, per capire come raccontare ciò che mi ha ispirato quella sequenza.

D: Comprendo ciò che suggerisci perché anche a me capita la stessa cosa. A questo però mi viene da chiederti cosa pensi dell’impatto del settore audio. E vorrei farlo passando attraverso l’attualità. Sanremo. Hai seguito il festival? C’è una canzone che ti ha appassionata? Oppure anche tu avresti voluto fare come i palloncini in platea e scoppiare pur di non ascoltare altro?

E: Io sono già scoppiata. E da parecchio. Sanremo non fa per me. Io sento tanto la mancanza del Festivalbar. Quello della mia adolescenza. Le canzoni e l’estate. Le musicassette ascoltate con gli amici sulla spiaggia. Mamma mia! Che nostalgia. Vado a farmi dare una pillolina dallo psicologo, che è meglio.

D: In spiaggia coi tuoi amici leggevate anche giornaletti di dubbio gusto? Perché c’era una tematica che appassionava tutti i più avidi lettori di Cioè: l’Ammmore che aumenta in base all’aumentare delle m. Secondo te, in una storia dell’orrore, quanto spazio è giusto dare all’amore? E negli altri generi?

E: Io adoro la commistione tra Eros e Thanatos. I greci avevano capito tutto anche in letteratura. Il contrasto tra una forza che crea passione e vita e l’altra che invece incarna morte e distruzione, è perfetto. Un equilibrio dato da due opposti, in cui un elemento va a esaltare l’altro. E ritengo si possa usare in ogni storia, in qualsiasi genere letterario. Nei miei romanzi gioco con Eros e Thanatos. E spero di riuscire a emozionare dosando amore e morte. 

D: Legata a questa domanda di rito, c’è quella più amata da noi avidi osservatori di siti porno. Nei tuoi romanzi capita, di tanto in tanto, di incappare in una scena hot. Quanto la caratterizzazione erotica di un personaggio può raccontare sulla sua natura?

E: Ah, qui si va sullo spinto! Che dici, posso far leggere quest’intervista ai miei nipoti adolescenti? Rischio! Sì: ci sono delle scene hot. Una in particolare mi viene in mente, dove il personaggio femminile si diverte con l’autoerotismo ben consapevole che, l’uomo di cui è infatuata, la sta osservando di nascosto. Il modo in cui i personaggi vivono la loro sessualità è, di sicuro, un ottimo mezzo per caratterizzarli. Sono timidi? Disinibiti? Fantasiosi? Curiosi? Romantici? Ah, quanto possiamo raccontare, di loro, attraverso l’erotismo!

D: Sono d’accordo. E trovo che sia un argomento che non viene mai trattato con la dignità che merita perché troppo spesso velato da una patina di perbenismo o corrotto dal desiderio di strafare stile macho alpha. Dopo i bassi istinti, non possiamo fare altro che passare agli alti distinti: la letteratura. Esiste un autore cui vorresti rubare il talento o un mondo altrui che vorresti essere stata tu a creare?

E: Bram Stoker, Mary Shelley, Stephen King, Ira Levin, Anne Rice. E mi fermo qui, altrimenti intaserei l’intervista. Sono autori che ammiro come lettrice e grazie ai quali mi sono avvicinata ai libri. E sì, li ammiro come autrice e vorrei tanto aver creato i mondi e le icone ideati da loro. Aggiungo anche quattro registi che adoro e con cui mi piacerebbe tanto collaborare. Li dico? Vado col primo? Hitchcock. E va bene… Lui è morto e sarebbe difficile lavorarci insieme. Ora non stiamo a spaccare il capello! E ancora: Nolan, Shyamalan e Burton.

D: Mi fa piacere che tu ti sia spostata sul cinema, perché era proprio ciò di cui volevo parlare con te. In fiera credo di averti sentita citare almeno un triliardo di film diversi. Quindi ti chiedo: qual è il più bello che tu abbia mai visto? E qual è il peggiore in assoluto? Ma soprattutto, qual è quello così trash da fare il giro e diventare un capolavoro?

E: Ho tanti film nel cuore. Sarebbe difficile sceglierne uno in assoluto. Provo a citarne qualcuno: Il sesto senso, Via col vento, Psycho, Interstellar, Arrival, Joker, E.T., The Conjuring, Terminator, Terminator 2, Alien, Edward mani di forbice, Matrix. Ok, mi fermo. Forse è più facile dire il peggiore in assoluto: 1303 – La paura ha inizio, un horror con Mischa Barton. Pensa che la gente in sala rideva. Con un horror! Per quanto riguarda il trash, penso che basti un nome per tutti: Howard e il destino del mondo. Flop colossale al cinema e che ora viene etichettato come cult degli anni ottanta.

D: Lasciatemi stare Howard che lo adoro. Ho visto poche cose di una tale tamarria nonsense. Ultimissima domanda. Meglio una carbonara senza guanciale o una pizza con l’ananas? 

E: Con questa domanda vado ufficialmente in una casa di cura. Da romana doc, non posso mangiare una carbonara senza guanciale. Cedo alla pizza con l’ananas. Adesso sto scrivendo con una mano sola: mi stanno mettendo la camicia di forza. Se stanotte sentirai una voce urlare ananas, sappi che sarò io! Userò la proiezione astrale per tormentarti. Ciao a tutti e ricordatevi di sognare e immaginare. Sempre.

D: Con questo bellissimo augurio da parte di Elena vi salutiamo e vi diamo appuntamento a settimana prossima. Aggiungo un mio augurio personale. Ricordate di sorridere sempre, anche per le cose per cui nessuno riderebbe mai. Fregatevene degli altri e siate felici. A presto.

Daniele

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