Intervista onirica a Miriam Palombi
On 03/02/2021 | 0 Commenti

 

L’ho già scritto in passato, mettersi in gioco in una delle mie interviste non è una cosa scontata, ma ciò che ne esce è davvero prezioso e devo ringraziare gli autori, gli illustratori e i blogger che nel tempo si sono lasciati torturare da me.

Ok, però oggi abbiamo un’intervista nuova.

 Ho chiacchierato con un’autrice horror, curatrice della collana horror per DZ Edizioni e anche delle recenti antologie dedicate e Lovecraft e Poe.

Di cosa avrò parlato con la mia ospite? Qualche anticipazione?

Vi dirò solo che troverete sudari, fiori, topi in quantità, la paura (ovvio) e la poesia che può accostarsi alle scene più crude.

Signore e signori, Miriam Palombi!!!

 

Inizio col dire che dormendo molto poco, sogno molto poco. Questo è un sogno fatto circa un mese fa, ma così vivido che lo ricordo perfettamente.

Non si sa per quale motivo… ero sulle rive del fiume Gange. Osservavo i vari rituali, i bagni purificatori, le sepolture di corpi che galleggiavano coperti interamente da fiori colorati. Decido, non so perché, di entrare in acqua. L’acqua è torbida ma mi è indifferente; a un tratto vedo una catasta di corpi avvolti nei sudari, pieni di petali colorati. La catasta inizia a ondeggiare, a muoversi. A un tratto ne esce un fiume di topi, ma un getto tipo idrante dei pompieri. Io mi accosto il più possibile a un muro di cemento grezzo che fungeva da argine, mentre i topi “sparati” con forza mi sfiorano, senza toccarmi.

Nel sogno inizio ad avere dei conati di nausea…e mi sveglio così, avendo gli stessi conati. È stato traumatico… visto il mio terrore atavico per i roditori.

Nella prima parte del sogno osservi la scena e non ne sei subito parte. E’ una cosa che ti capita nella vita reale? Sei un’osservatrice?

In realtà sì…tendo a osservare ciò che mi circonda, a “studiare” le persone e le situazioni.

Nel sogno decidi poi di entrare. Alla fase di osservazione nella vita fai seguire l’ immersione?

Di solito sì, ma non sempre. Dipende dai risultati che traggo dalla mia “osservazione”.

Questa dinamica di osservazione e immersione in che modo si lega alla tua vita di autrice?

Probabilmente con una forma di programmazione molto precisa, capitolo per capitolo. A partire dal titolo…se non ho il titolo “giusto” non inizio.
Ti immergi in un’acqua torbida e questo non ti disturba. Come ti poni di fronte a ciò che risulta poco chiaro?
Cerco di capire, di solito sono curiosa.
Nel sogno vediamo questo accostamento tra sudari e fiori. Morte e delicatezza. Sei un’autrice horror e la morte nei tuoi lavori ricorre. Che visione hai della morte?
Credo che tra me e la morte ci sia un conflitto irrisolto. Nel giro di pochi anni ho perso i miei genitori all’improvviso, per complicazioni di salute. E io stessa, per uno shock allergico, sono stata rianimata. Nonostante tutto, in questo periodo di pandemia, mi sono trovata a pensare “menomale” che mamma e papà non ci sono più, al pensiero che potessero ammalarsi, che potessero essere ricoverati in solitudine. Nei miei libri la morte non è mai consolatoria. È ineluttabile, anche quando si tratta di suicidio, come ne Le Ossa dei Morti.
A pensarci bene…i fiori credo che abbiano a che fare con la ritualità, nel sogno. Facevano parte della cerimonia.
Non lo so, non credo. Forse c’è poesia nel descrivere anche le cose più crude, ma delicatezza non credo.
E veniamo ai topi. Hai parlato di terrore atavico. In effetti i topi sono tra le fobie più comuni e hanno questo potere di inorridire. In quello che crei trai ispirazione anche da questa paure che accompagnano il genere umano?
Per me, quello dei topi, è un terrore completamente fuori controllo. Comunque sì, a partire dalla paura del buio, dell’ignoto. A pensarci bene, mi sono lasciata alle spalle il periodo “serial killer” in cui i miei cattivi erano umani, e scrivo sempre di più di paure radicate nel passato, miti antichi, folklore.
La paura è collegata a quel che non si conosce?
È collegata a quello che si può scoprire, ma forse è la stessa cosa.
E la paura per te cos’è?
Da autrice horror dovrei dire qualcosa che ci fa sentire vivi. In realtà per me è qualcosa che ti fa perdere il controllo del tuo corpo, fisicamente e mentalmente.
Sei una persona che tende al controllo o che si lascia andare?
Sì, tendo al controllo. Non mi lascio andare facilmente…mi devo sentire ‘sicura’.
Come si conciliano controllo e creatività?
Non saprei. In linea di massima il controllo è al servizio della creatività. Fisso i punti cardine della storia e poi entra in gioco l’ispirazione.
Grazie, Miriam!
L’appuntamento è per il mese prossimo, vi lascio con le cover dei romanzi di Miriam, che trovare proprio qui.
Daisy Franchetto

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