Intervista S(c)emiseria a Daisy Franchetto
On 01/02/2021 | 0 Commenti

Oggi è un grande giorno. Perché? Non ne ho idea, ma tutti i giorni sono grandi giorni se lo vogliamo. Quindi abbiamo deciso che oggi è un grande giorno perché segna l’inizio di tutta una serie di nuove iniziative Dark Zone. E, non so per quale folle Seppuku di gruppo, la prima rubrica è stata affidata a me. Cioè, a me. Non so se è chiaro il concetto. Non credo che in redazione si aspettassero lanciassi le Interviste S(c)emi-serie, ideali per chi non ha nulla da fare e lo fa benissimo. Va beh, direi di partire subito col botto, presentandovi una della più abili e delicate scrittrici che io conosca. Diamo il benvenuto a Daisy Franchetto, autrice della saga Io Sono Lunar, di Agua Ploma e di Jerome La Crus di cui parleremo oggi. Quindi, bando agli indugi, andiamo a cominciare. Ma state attenti, perché questa intervista riserverà moltissime sorprese.

Domanda: Ciao Daisy, Jerome parla di superare le proprie paure. Può un autore avere paura dell’evoluzione del proprio personaggio? Temere che questi, invece di un simbolo di redenzione diventi un serial killer o uno spregevole malvagio che ruba caramelle ai bambini?

Risposta: Oppure, peggio ancora, può un autore temere che il proprio protagonista diventi l’autore del romanzo stesso? Ti svegli una mattina e trovi il personaggio che scrive la storia al posto tuo. “Ciao, caro autore, ho deciso che la storia me la scrivo da me, che tu non sei capace.” Non sono cose belle da dirsi a uno scrittore povero e sconosciuto.

D: In effetti potrebbe essere un colpo letale. Nel tuo caso poi, trovare un mezzo-vivo fa anche una certa paura. A tal proposito mi viene da chiederti: da dove arriva l’idea di creare un mezzo-vivo? Cioè di non morti ce ne sono ovunque, oramai sono più comuni del 3×2 al supermercato, ma di mezzi-vivi… E sopratutto, se sparo a un mezzo-vivo, la metà morta non muore?

R: In realtà il mio mezzo-vivo è abbastanza integro e non puzza di carogna. É un semplice uomo che oscilla tra la vita e la morte… un po’ come tutti, se ci pensi. Ho pensato a un mezzo-vivo e non a un mezzo-morto o a un morto che poi si ripropone come un pasto poco digerito, perché volevo dare una nota di ottimismo al tutto. Che detto da me… insomma, non è molto credibile, ma ci ho provato. Ragazzi, cosa pretendete da una crepuscolare dentro? Se gli spari, semplicemente muore. Se gli spari alla prima pagina, finisce tutto lì e nelle rimanenti 600 siamo costretti a giocare a carte. Facciamo un ruba mazzetto?

D: Ruba-mazzetto ci sta, anche se sono più ferrato con lo strip-poker. Mi ha insegnato Benny. Oppure possiamo approfittare della tua professionalità e vedere cosa non funziona nel nostro cervello. Va beh, cervello, non esageriamo. Neurone. Dunque, a tal proposito, potresti raccontarci un po’ della tua professione al di fuori della scrittura. E perché hai scelto proprio di scoprire cosa si agita al di sotto della superficie? No, ragazzi, non si occupa di carotaggi. A meno che non si possa trivellare il cranio. Con certa gente bisognerebbe provare.

R: Diciamo che per buona parte della mia vita mi sono fatta i fattacci del prossimo, sostanzialmente perché volevo capire se anche gli altri fossero disagiati come me. Non ci crederai, ma ho scoperto che è proprio così. Incredibile! Studi scientifici ci dicono che siamo tutti malati di mente. Non ci si può credere.

D: In effetti una follia collettiva giustificherebbe tutti i disastri che funestano questo mondo. Cose come la guerra. E la guerra. E la guerra. Dunque, domanda doppia, proprio su questo tema. Cosa pensi si possa fare per impedire la guerra? E nell’eterna sfida tra licantropi addominalosi e vampiri sbarluccicosi qual è la tua fazione?

R: Grazie per queste due domande che non mi mettono per nulla in difficoltà. Allora, anche se non ho cosce chilometriche come Miss Italia, anch’io vorrei la pace nel mondo. Circa il superamento non violento dei conflitti ho una serie di soluzioni tra il fantasioso e il non fantasioso. Quella che mi riempie il cuore di tenerezza e speranza è stata proposta da Bobbio molto tempo fa. Ed è questa: che i conflitti si risolvano con il gioco. Vuoi iniziare una guerra per il petrolio? No, gioca una partita a cricket. Chi vince si tiene il giacimento. E poi c’è una cosa, questa è seria, che dovremmo ripeterci tutte le volte che qualcuno ci propone di sterminarci a vicenda: i motivi per cui ci stanno dicendo di farlo non sono quelli reali, mai, in nessun modo. E poi tra licantropi e vampiri non saprei… i licantropi puzzano di cane bagnato e io ne ho già uno di grosso. I vampiri ti ciucciano via il sangue e tra poco ci saranno le zanzare, che fanno la stessa cosa… Sai che c’è? Mi sa che aspetto di vedere cos’hanno da proporre gli alieni.

D: Sperando siano ET e non Alien. Ma ora basta tergiversare. É giunto il momento che tutti i tuoi fan non sapevano di aspettare: la Domandona. Abbiamo parlato di cani e licantropi, dunque mi viene spontaneo chiederti: dove ti collochi nel panorama letterario in merito al bullismo canino e alla ferocia dei chihuahua?

R: Caro Daniele, io mi propongo con l’andamento assolutamente barcollante e cialtronesco del Corgi. Hai presente? Zampine piccole, sederone, occhietti vispi. Ecco, io mi muovo goffamente, non so bene cosa fare, ma quel poco cerco di farlo bene. Bullismo e ferocia li scanso molto volentieri, ci giro intorno e li lascio lì. Preferisco camminare con altri canidi che abbiano voglia di darsi una zampa e di crescere insieme.

D: Ah il culetto dei corgi, più sexy di quello di Shakira. Ma torniamo semiseri e apriamo un occhio sull’attualità e sugli effetti del Covid. Cosa ne pensi dell’impatto estetico delle mascherine sui volti femminili? E su quelli maschili? Non temi che possano essere causa del temutissimo Effetto-barba?

R: Potrebbe, in effetti. Anche se temo che più che effetto barba, col caldo che avanza sarà più probabile un effetto serra con formazione di muschi e licheni. Adesso mi calo per un attimo nei panni dell’esperta che non sono. Esteticamente, la mascherina mi fa molto vedo non vedo e può suscitare interesse. Quell’aria un po’ di mistero subito uccisa dal fatto che appena uno apre bocca non si capisce niente e sembra che mastichi cotone (Ndr: a Marlon Brando piace questo elemento). A pensarci bene, forse non è una grande idea. Aspettiamo di vederci in faccia per fare qualsiasi cosa!

D: Un po’ come con il vecchio detto “meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e fugare ogni dubbio”. Direi che con queste premesse possiamo passare al grande tema della vita: l’ammmore. Secondo te, l’ammmore è un sassolino nella scarpa? Oppure un fulmine a ciel sereno? O, ancora, un elicottero apache pronto a nuclearizzare ogni buonsenso?

R: Sapevo che sarebbe arrivata anche la domanda deppaura prima o poi. Io credo che l’amore sia un elicottero apache che cala dall’alto come un fulmine scartavetrandoti di sassolini. Sì, penso sia così. Una volta qualcuno ha detto che quando la vita vuole salvare un essere umano gli manda l’amore. Ecco è proprio il concetto di salvezza che va rivisitato, a mio parere.

D: Affascinante questa versione dell’amore stilnovista da rivisitare. Però, se c’è una cosa da cui non si può separare l’amore è l’eros. Dunque, direi che possiamo anche passare ad argomenti più piccanti. Nei tuoi libri ci sono milioni di personaggi strani, di specie diverse e origini più disparate. Secondo te, è possibile creare un’unione inter-specie? E, se sì, quali dei tuoi personaggi vorresti vedere far saltare le molle del letto?

R: Mah, io distribuirei materassini e materassi qua e là a tutti. Un po’ di sano divertimento per tutti, soprattutto per i cattivi, chissà che non si smussi qualche angolo. Però la telecronaca la lascerei fare a un autore o autrice davvero bravo in tal senso, perché io sono una scarpa.

D: Interessante visione delle cose. Amore libero. I miei ormoni sono d’accordo. E mi piacerebbe indagare di più su questi autori bravi. Se mai dovessi, un giorno, avere un momento di crisi e fossi costretta a scegliere un autore a cui affidare il compito di terminare il tuo lavoro, per chi opteresti?

R: Murakami! Non ho dubbi. Gli direi: Haruki, prendi questa storia e disponi di lei come credi. Mettici un gatto, un personaggio bislacco, una dimensione parallela, gli alieni, i cetriolini. Quello che vuoi.

D: In effetti Murakami con le cose fuori dall’ordinario ci va a nozze. Anche se non sapevo della sua passione per i cetriolini. A tal proposito vorremmo sapere se anche Daisy ha qualche passione strana o folle. Che ci dici in merito?

R: Non so se sia folle, ma faccio piccole sculture di gasbeton. Trapano, scalpello, occhialini e polvere bianca dappertutto.

D: Non avevo idea di cosa fosse il gasbeton, ma sembra una cosa che potrebbe piacere tanto al mio dentista o a un cocainomane. Quindi direi che passiamo all’ultima domanda, quella decisiva. Le melanzane alla parmigiana… fritte o grigliate?

R: Grigliate, che il fritto scombina il fegato.

D: E anche se i puristi si lamenteranno dicendo che il fegato tanto ricresce, noi siamo in chiusura e salutiamo Daisy con un caloroso abbraccio. Un abbraccio anche a voi lettori e un arrivederci alla prossima puntata con un altro ospite d’eccezione. Mi sa che, quasi quasi, vado a provarmi uno di quegli strani materassini.

Daniele Viaroli.

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