Intervista onirica a Daniele Batella
On 06/10/2021 | 0 Commenti

 

Bentrovati, oscuri sognanti!

La pausa estiva si conclude e riapriamo lo studiolo virtuale nel quale accolgo gli autori che mi vogliono regalare un sogno.

Ospite di questa puntata un autore che scrive romanzi con una punta di magia e sogno. Ho parlato con lui del tempo, dell’arte, della paura, della nostra ombra che ci inquieta  e dell’andare incontro al cammino. Così, semplicemente.

Oscuri sognanti, a voi, Daniele Batella!

Daniele, raccontaci il tuo sogno.

Una cosa che sogno molto spesso, anche se il contesto sfuma in accezioni diverse, è di trovarmi in una distopia, un ibrido reale e virtuale, in cui effettuo una corsa a perdifiato, quasi animalesca, dalla quale non ci si può fermare.

Si trasforma in un incubo quando mi rendo conto che i miei balzi sono troppo alti affinché l’atterraggio non faccia male.

Inoltre quasi sempre a un certo punto la corsa si fa ancora più frenetica perché subentrano altri elementi: una volta ero appeso a dei ganci che scorrevano a tutta velocità su delle rotaie sospese mentre luci futuristiche mi sfrecciavano accanto.

Eppure dopo i primi istanti di terrore una consapevolezza mi invadeva: non è reale, è uno spazio virtuale. Se vuoi puoi fermarti, trova solo il modo di staccare la spina.

 

C’è qualcosa nella tua vita che scorre troppo velocemente?

 

Potrà suonare banale ma viverlo è decisamente diverso rispetto a sentirlo in una frase fatta: il tempo.

Questa convenzione che ci siamo inventati per dare un nome al fisiologico decadimento di tutto ciò che è organico… a volte vorrei averne di più, per stare con qualcuno a cui voglio bene, per lavorare, per distrarmi, per vivere.

È così importante poter gestire il proprio tempo, i propri spazi, eppure sembra non ce ne sia mai abbastanza. Come una torta piccola in una stanza piena di ospiti famelici.

 

Nel sogno fai dei balzi alti, con il rischio che atterrando tu possa farti del male. Nella vita può capitare che a puntare troppo in alto poi ci si faccia male quando, per qualche motivo, si deve scendere. Meglio quindi essere prudenti, evitare le vette? Cosa ne pensi?

 

Penso che la paura sia una compagna di vita.

Molto spesso indesiderata e pedante, con i suoi continui sussurri (“e se non ce la fai?”).

Ma è anche vero che senza di lei ci tufferemmo nei precipizi senza pensarci due volte.

Eppure posso dirti che quasi mai conviene essere prudenti, per me.

Sì, ascoltare la paura e il suo consiglio, ringraziarla gentilmente con un cenno e poi gettarsi lo stesso. Senza un po’ di incoscienza non saremmo in grado di cogliere opportunità.

 

Nei sogni viviamo situazioni che ci sembrano reali. Ti capita nella vita di vivere situazioni sognanti?

 

Ho il privilegio di poter dire di sì.

Avendo la fortuna di lavorare come make-up artist e di cantare in un gruppo a cappella mi capitano molte situazioni che potrei aver visto solo in un sogno.

Sia perché l’arte ci eleva tutti e l’incontro infiamma la creatività, sia perché capitano occasioni lavorative che si erano solo immaginate, o viste da lontano, e invece ti succedono, nel presente, e sono reali.

 

L’arte è una via per trasformare la realtà. Cosa ne pensi?

 

L’arte per me è sia macchina fotografica che pennello.

Può immortalare la vita ma anche plasmarla secondo il suo inafferrabile potere.

Sono convinto che si possa vivere attraverso di essa, perché se è vero che la realtà è relativa e ne esistono diverse a seconda degli occhi che usiamo per guardarle beh… gli occhi dell’arte sono sicuramente i più sinceri.

 

Tornando agli aspetti sognanti nella vita reale. Ti conosciamo per due romanzi di narrativa che intrecciano elementi onirici, quasi magici. Ce ne vuoi parlare?

 

End of the Road Bar è il mio primo romanzo in due parti e parla di sette avventori che si ritrovano a passare una notte tempestosa in uno strano locale, a metà strada fra l’accogliente e l’inquietudine.

Penny, l’affascinante e algida cameriera, riesce a indurli a raccontare le loro vite, fatte di amore, peccati, gioie, violenze e segreti. Un filo sottilmente onirico li lega tutti ma dovranno aspettare l’alba per individuarlo e, finalmente, riconoscerlo.

Come fruitore di storie amo quelle in cui si cammina in bilico fra realtà e magia, dove il sovrannaturale è appena accennato e la cui decodificazione è lasciata quasi interamente al lettore. I più romantici vedono la magia, i più realisti un complesso fenomeno naturale sconosciuto, al massimo.

 

Nel sogno corri, ma non fuggi da qualcosa in particolare. Nella vita reale, da cosa scappi?

 

A volte da me stesso. Dalla mia ombra, quella parte impaurita e diffidente, che cerca di autosabotarsi.

Ci vuole tempo per capire fino in fondo quanto sia una fuga impossibile. L’unico modo di sfuggire a un’ombra è abbracciarla nella luce.

 

E forse collegandoci a questa tua ultima risposta, a cosa vai incontro?

 

Alla strada. Così, semplicemente.

Al cammino, agli incontri, ai panorami, agli ostacoli, alle deviazioni.

Il viaggio è per me, oggi, esso stesso il senso.

Non tanto nell’accezione di me che percorro una distanza ma nelle sconfinate possibilità che fanno capolino dietro a un evento, a un istante qualunque. La straordinaria importanza delle piccole cose!

 

Grazie Daniele!

 

Qui trovate i due romanzi di Daniele.

 

 

 

A presto!

 

Daisy Franchetto

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