Intervista scemiseria ad Alberto Chieppi
On 21/06/2021 | 0 Commenti

 

Buon lunedì!

E ben tornati all’angolo delle interviste poco serie curato da Daniele Viaroli, che oggi ci introduce un autore di fantasy per ragazzi molto amato, Alberto Chieppi!

Domanda: Benvenuto Alberto nel fantastico salotto della Dark Zone, dove tutto è possibile. Oggi siamo qui per parlare un po’ di te e delle tue opere e vedere se puoi resistere allo stress meglio di un metallo. Partiamo subito dalle Cronache del Reame Incantato. Vuoi raccontarci da dove è venuta l’ispirazione per quest’opera?

R: Ciao Daniele e grazie per questa opportunità. Ultimamente, facciamo scorpacciate di stress, quindi ne farei volentieri a meno, ma almeno sono allenato. Ad ogni modo, le Cronache traggono ispirazione da alcuni lavori mai portati a termine negli anni precedenti. Prendendo un pizzico dell’uno, qualche cucchiaiata dell’altro, quattro o cinque caramelle, sette ali di farfalla e poi dice: che caffè… ah, no, aspetta. Parlavamo di altro, giusto?

D: Uno dei temi che hai scelto di rappresentare nel tuo romanzo è quello del predestinato. Ultimamente il prescelto non va molto di moda, ma hai scelto lo stesso d’investire su di lui. Come mai?

R: Guarda, Sam, più che un predestinato, è uno sfi… non posso dirlo, è una parola bandita in casa coi miei figli, quindi devo dare il buon esempio. Ma, tornando a Sam, si ritrova braccato da pazzi furiosi che vogliono friggerlo e non sa bene perché, la vicina di casa gli dice di arrampicarsi sul cornicione e di saltare in groppa a un leone alato mostruoso e poi di gettarsi sui binari della metropolitana sperando che si apra una sorta di stargate che lo porti in un mondo popolato di unicorni e fatine. Solo un folle lo avrebbe fatto, o un adolescente incosciente e in cerca di risposte. Alla fin della fiera, senza svelare troppo delle trame future, Sam si ritrova a combinare più disastri che a salvare mondi e donzelle in difficoltà, i lettori scopriranno che il passato di Sam è ciò che determina quello che gli accadrà durante i romanzi. Starà a lui decidere se affrancarsi da questa eredità o subirne le oscure conseguenze (qui ci sta bene una risata maligna dell’autore un po’ sadico).

D: Parliamo un po’ di bene e male. La distinzione, nelle Cronache, è abbastanza netta e sottolinea quanto il male possa essere subdolo e irriducibile. Tuttavia, con quello che è il mio personaggio preferito, sei anche riuscito a evidenziare come a volte anche le persone ignare si trovino a servire l’oscurità. Credi che ci sia spazio di redenzione per questo genere di persone?

R: Qui proverò ad essere serio per un istante, concedetemene uno solo. Io adoro i personaggi che evolvono e cambiano nel corso delle storie. Il paladino senza macchia e senza paura che rimane tale dall’inizio alla fine della storia mi sta sulle scatole e mi annoia. Nelle Cronache voglio avere personaggi che non saranno mai uguali a sé stessi dall’inizio alla fine e vorrei ci fossero cambi di fronte dall’una e dall’altra parte. Redenzione o tradimenti poco importa, basta che il personaggio abbia un’evoluzione e che questo possa colpire e sorprendere il lettore.

D: Sempre dal magnifico goblin, emerge come a volte possa essere più temibile l’ira di una moglie rispetto all’oscuro signore di turno. A parte che la trovo un’immagine geniale, vorrei porti un quesito. Non credi anche tu che a volte, le persone di buon cuore, temano di più di perdere o deludere le persone amate piuttosto che il male gigante e assoluto?

R: Certo, a volte le persone di buon cuore finiscono per farsi infinocchiare proprio da coloro a cui vogliono maggiormente bene. E questo è ciò che fa più male, non c’è dubbio. Tuttavia, il caro e vecchio Zuk penso che ormai non sia più così legato a quell’arpia della moglie e, infatti, non vede l’ora di mettersi in gioco e riscattarsi con l’arrivo del Grande Spirito della Montagna (il nome che continua a dare a Mephisto, convinto che sia una divinità che può trasformarlo nell’eroe del suo sventurato popolo). Zuk è un personaggio che mi sta molto a cuore, ma che per un breve momento ho dovuto mettere da parte. Tuttavia, dato che è il personaggio che a mani basse ha stravinto nel cuore dei lettori, ho deciso che gli darò più spazio e che, un domani, potrei anche dedicargli una storia tutta sua.

D: Domanda estemporanea, ma che mi è stata suggerita dai tuoi fantastici post pubblicitari. So che sei un grande appassionato di mattoncini colorati. Una passione perfetta per noi scrittori squattrinati, così potremo costruirci delle mirabili casette sotto i ponti. Scherzi a parte, dove nasce l’idea di collegare questa passione ai tuoi scritti?

R: Tu sei giovane, ma quando giocavo io coi lego, esistevano quattro, forse cinque, colorazioni e pochissime variazioni di forme. Oggi i miei figli hanno trenta o quaranta colori diversi e una miriade di forme con cui creare qualsiasi cosa, perciò ho deciso di fregarglieli, volevo dire di prenderli in prestito e di provare a creare delle immagini accattivanti che fossero azzeccate per il target di lettori a cui volevo rivolgermi. Purtroppo, ora non ho più così tantotempo e per un po’ ho dovuto accantonare questa idea, ma potrei tornare a sfruttarla in futuro.

D: Passiamo all’attualità. Vorrei porti una domanda che ho già rifilato a Daniele Batella, ma sono estremamente curioso di sapere la tua opinione, dato il tuo lavoro non letterario. Il governo americano nei mesi scorsi ha ufficialmente sdoganato l’esistenza degli UFO. Credi che un’invasione aliena sia imminente oppure ci dovremo limitare a osservarli a distanza con aria meravigliata?

R: Io credo che osservarli a distanza sia impossibile, data la tecnologia da età della pietra di cui disponiamo. Dopo il Covid, una bella invasione aliena non sarebbe male, così per darci un bel colpo di grazia. Ecco, magari chiederei agli illustrissimi tentacoluti e supremi distruttori di mondi se possono limitarsi a portarsi sul loro pianeta certi fastidiosi personaggi e a lasciar perdere le brave persone che si meritano un po’ di tranquillità.

D: Parliamo un po’ di romanticismo. Credi che in un romanzo per ragazzi oggigiorno il tema venga trattato in modo troppo dolciastro? In fondo, in passato, Shakespeare in una storia d’amore tra quattordicenni ha fatto morire ammazzata più o meno mezza Verona.

R: In certi casi, penso di sì; penso che le storie per ragazzi trattino questo tema in modo un po’ troppo lontano dalla realtà. Non sono un grande esperto in merito, non ho una collezione di romance adolescenziali così vasta nella mia libreria, tuttavia mi sono interrogato anche io su come approcciare l’argomento nelle Cronache. Ho provato a ripensare alla mia ormai lontana gioventù per prendere qualche spunto, ma ho capito che i ragazzini di oggi sono anni luce avanti e non voglio sembrare un tardone che non sa raccontare l’impaccio di un ragazzo alle prese col gentil sesso (ma chi voglio imbrogliare? Sono un vecchio barbuto che non sa raccontare questo genere di cose!) e per ora ho deciso che i protagonisti delle Cronache al momento sono troppo impegnati a non farsi ammazzare dallo stregone oscuro di turno per pensare a imboscarsi e pastrugnarsi un po’.

D: Legata a questa domanda, di rito, c’è quella sul sesso selvaggio. Ovviamente quello che ci chiediamo tutti non è se i poveri protagonisti prima o poi avranno un momento di passaggio all’età adulta. Piuttosto vogliamo sapere com’è l’anatomia goblin. Si riproducono come gli esseri umani? O data la piccola statura sono più simili ai conigli?

R: Per prima cosa, credo che Zuk non ce la faccia più, vista l’età. Magari Mephisto potrebbe preparare un apposito intruglio blu che “risollevi” il suo morale, ma non so se lo stregone si possa prestare a preparazioni del genere. Ad ogni modo, mi immagino i goblin decisamente atletici e snodati, perciò direi che puoi sbizzarrirti con le tue fantasie sui goblin come meglio credi. Noi non ti emargineremo per questo, accettiamo tutti con i loro gusti e le loro fantasie, anche quelle sui goblin. Ecco, fossi in te, forse non ne parlerei con la tua dolce metà…

D: Dopo questo breve estratto di Goblinsutra, parliamo di letteratura. Qual è il grande autore del passato che ha più influenzato le tue opere? E qual è il contemporaneo che più ti affascina?

R: Sui contemporanei non ti so rispondere. In questo momento sono attratto dal filone distopico post-apocalittico (sarà il periodo felice che abbiamo vissuto?) e mi sto poco alla volta allontanando dal fantasy, non riesco a trovare storie che mi colpiscano e mi sembra di leggere sempre le stesse cose. Per quanto riguarda lo scrittore del passato che mi ha più influenzato (anche se a ben pensarci è ancora vivo, quindi forse sarebbe stato meglio metterlo fra i contemporanei, ma non mi mandare in confusione, per favore) direi Terry Brooks, per il modo in cui i suoi romanzi sono costruiti con storie parallele di personaggi diversi, che si alternano e si intrecciano di continuo; qualcosa che ho cercato di creare anche nelle Cronache.

D: Parlaci un po’ della tua vita al di fuori della scrittura. So che ti occupi di cose scientificamente complesse e all’avanguardia molto affini agli UFO di prima. Ti va di parlarcene? E poi un piccolo favore per un collega. Non è che mi costruisci una spada laser? Viola grazie.

R: Abbiamo detto che non ti discrimineremo, quindi potrai avere la tua spada viola con l’impugnatura coperta di strass e la cintura di crine di unicorno arcobaleno a cui agganciarla. Non sarà facile, ma dovrei trovare un fornitore che ha i pezzi giusti. Purtroppo, ti costerò un po’, temo (come sai, ho due sanguisughe da mantenere…). A parte gli scherzi (mi perdonerai?). Negli ultimi mesi, ho dovuto rallentare molto con la scrittura per i sempre crescenti impegni lavorativi. Ho un bel lavoro nel settore Spazio (sono un astrofisico), ma che mi impegna troppo. Ciò a cui cerco di non rinunciare mai è però il tempo da passare coi miei figli, che presto cresceranno e (giustamente) non avranno più come priorità giocare con il loro pazzo padre che gli inventa e costruisce un gioco nuovo a settimana. Anche se sono dei disperati, cerco di godermeli il più possibile e di assorbire e salvare nella memoria questimomenti per quando non ci saranno più (che sdolcinato che sono diventato! Un anziano, burbero e folle romanticone innamorato dei propri marmocchi!)

D: Ultimissima domanda. Meglio vivere in un universo infinito senza riuscire mai a conoscerne i reali confini o vivere in un mondo finito conoscendone ogni dettaglio?

R: Credo sia meglio vivere entro un confine universale che non conosce fino alla fine mondi realmente dettagliati. Tiè

 

Grazie Alberto!

 

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Le cover sono di Antonello Venditti!

 

 

 

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