Intervista scemiseria a Candida Corsi
On 14/06/2021 | 0 Commenti

 

Tornano le interviste scemiserie del lunedì, realizzate per noi da Daniele Viaroli.

Ospite di oggi l’illustratrice Candida Corsi, talento e originalità fusi in un’unica matita.

 

DOMANDA: Buongiorno Candida e benvenuta a questa intervista folle. Pronta a incontrare la morte, la polemica e la dubbia qualità delle domande? Bene. Parliamo un po’ dei tuoi lavori. Sia con Healing Blood che con le varie copertine da te illustrate emerge un particolare gusto nell’uso dei colori. Ti va di spiegarci un po’ come funziona.

 

Ciao Daniele! La polemica e la morte non mi spaventano, ma la dubbia qualità delle domande un po’ sì. Non so cosa intendi con “particolare gusto dei colori”, quello che posso dirti è che prendo le decisioni in merito ai colori e allo stile volta per volta e non mi pongo limiti. Mi piace cambiare e sperimentare infatti i miei disegni sono molto diversi tra loro.

 

D: Molto, molto interessante. Ammetto di essere sempre rimasto molto ammirato dai messaggi nascosti nei tuoi lavori. Ci sono alcune delle immagini che hai esposto durante le fiere in grado di trasmettere in contemporanea sensazioni molto contrastanti tra loro, dove tratti apparentemente allegri lasciano passare messaggi critici o viceversa. Parlacene un po’.

 

Quando disegno cerco di fare in modo che l’immagine parli da sé e viva di vita propria, prima di lasciarla andare mi assicuro che sia in grado di spiegarsi (o contraddirsi) da sola. Una volta finita, però, è l’immagine stessa a decidere cosa dire a chi la guarda e non sempre i suoi messaggi sono lineari.

 

D: Spesso hai fatto emergere anche complesse critiche sociali. C’è un tema o una battaglia che ti sta particolarmente a cuore?

 

Solitamente non tratto delle tematiche specifiche con i disegni. A volte è capitato, ma raramente. Ci sono tante tematiche che mi stanno particolarmente a cuore e cerco sempre di fare la mia parte, ma non mi ritengo una persona impegnata socialmente. Semmai mi piacerebbe molto lanciare provocazioni con i miei disegni, anche se fino ad adesso non l’ho fatto. Magari può essere un’idea per il futuro.

 

D: Sappiamo anche che ti sei spesso cimentata col live painting. Com’è la sensazione di lavorare con la gente attorno? Da autore io lo troverei angosciante. Quindi mi viene da chiedere se ci si sente di più una scimmia allo zoo o una superstar sul tappeto rosso di Hollywood.

 

Credo nessuna delle due. Semplicemente, nelle situazioni di live painting, mi piace l’energia che si crea grazie alla presenza degli altri artisti. Se dovessi fare un live painting da sola sarebbe come stare a casa mia.

 

D: Sempre in tema fiere, è oramai usanza l’aneddoto strambo. Ti è mai capitato di ricevere proposte assurde o di trovarti coinvolta in avventure fuori dall’ordinario?

 

Sì è inevitabile, il mio povero cervello è molto sotto stress quando devo sia liberare l’immaginazione che stare attenta a non morire per strada o schiacciata dalla folla (Lucca) e soprattutto devo rispettare orari nei quali dovrò aprire la mia immaginazione a comando. Non è facile. E poi incontrare tanta gente mi destabilizza perché non sono abituata.

Quindi sì in fiera posso sembrare un soggetto piuttosto strambo, ma è solo perché sono sotto stress.

 

D: Passiamo all’attualità. Ultimamente il mondo dell’animazione è in subbuglio a causa di alcune scelte contraddittorie di alcuni colossi del settore che vanno demolendo le opere del passato in nome di una maggiore inclusività. Dal canto tuo come ti poni? Accetteresti che un tuo lavoro fosse sottoposto a un simile trattamento oppure preferisci avere una libertà assoluta, magari anche rischiando di incappare in polemiche?

 

Sono sicuramente per la libertà di espressione con polemiche e critiche annesse. Non mi piace il politica correct applicato all’arte. Credo anche, però, che i prodotti per bambini svolgono una funzione sociale e i contenuti veicolati debbano essere controllati, ma bisogna stare attenti anche, e soprattutto, alla qualità del controllo.

 

D: Allontaniamoci un po’ dalle polemiche e avviciniamoci a temi più pacati. L’amore. Ha spazio nelle tue opere? Credi possa essere rappresentato a pieno all’interno di un dipinto? Esistono stili più adatti a renderlo?

 

Assolutamente sì. L’amore, la mancanza di amore, il desiderio di amore. E’ il sentimento che genera tutti gli altri.

 

D: E il sesso? Spesso nei dipinti e nelle opere grafiche, l’amore è avvolto da una conturbante nota di erotismo. Pensi sia un modo per accalappiare i facili appetiti del pubblico o credi ci sia una relazione più profonda?

 

Dipende tutto dal modo in cui lo rappresenti. Se il fine è esclusivamente quello commerciale, si vede e non è bello. Ma questa è una cosa che non riguarda solo l’erotismo. Per me tutto (davvero tutto) è lecito se funzionale all’espressione artistica. E, al contrario, anche la cosa più pura e bella può diventare brutta se viene strumentalizzata dal mercato. E comunque non è sempre così, ci sono tante eccezioni. Insomma, come ho detto prima, dipende tutto dal modo in cui rappreseti sia il sesso che qualsiasi altra cosa.

 

D: Cosa ne pensi dell’influenza del fumetto giapponese sulle varie arti, scrittorie e visive, degli ultimi anni?

 

Sono sempre favorevole alla contaminazione e alla promiscuità, purché generino originalità e non mere copie. Anche se purtroppo gli “copiazzamenti” sono tanti nel mondo delle arti visive.

In generale, credo che dalla fine della guerra fredda e in particolare negli ultimi 10 anni, con la diffusione dei social, le vaie culture mondiali si stiano fondendo come non hanno mai fatto prima. Quindi non solo noi europei siamo influenzati dal Giappone, ma è vero anche il contrario. Credo sia un processo irreversibile che porterà a cambiamenti profondi nella società e nell’arte. Staremo a guardare…

 

D: Parlaci un po’ di Candida Corsi. C’è qualcosa che hai sempre voluto dire ai tuoi fan ma non hai mai trovato l’occasione di dire?

 

Daniele io non ho fan…

 

D: Qual è l’impatto dell’arte nella vita quotidiana di un artista? È un lavoro come un altro o spesso sfocia nella filosofia di vita un po’ bohemien del creativo tutto sesso, droga e rock n roll?

 

Non credo sia un lavoro come un altro. Ma comunque non stiamo parlando di arte pura. La maggior parte delle volte un illustratore deve seguire le direttive di qualcun’altro e assicurarsi che chi paga sia soddisfatto. Forse lo stereotipo dell’artista bohémien è più adatto a un pittore che espone in galleria. O a un’illustratore che esprime esclusivamente se stesso. Per adesso non è il mio caso, per ora sono una creativa tutta gatto, vino e tanta fatica. Magari in futuro chissà…

 

D: Ultima domanda. Quella decisiva. Sushi o pizza?

 

Ma che domande fai?! Ovviamente pizza!

Anche se forse è meglio il sushi…

Vada per il sushi. No aspetta, però, come si può rinunciare alla pizza?

Però il sushi ha la formula “all you can eat”. Ok, dai, il sushi.

Ma no! Oggi il giappo  è chiuso, che sfiga!

Allora pizza (uffa però volevo il sushi).

Il pizzaiolo è in ferie. Vabbè quindi?

Pizza surgelata a casa con il gatto anche stasera.

 

Grazie Candida!

 

Vi lasciamo con alcune illustrazioni create da Candida Corsi.

 

 

 

 

 

 

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