Intervista onirica a Spectrum
On 02/12/2020 | 0 Commenti

 

 

Eeeeeeee buon mercoledì, mi dicono che siamo in onda.

L’intervista onirica di oggi l’ho cercata perché l’ospite è una persona e un artista che mi incuriosisce molto (ed è pure il direttore artistico della nostra collana di fumetti). Insomma lo volevo proprio torturare un po’ con le mie domande e, come immaginavo, ne sono uscite cosette niente male.

Con lui ho parlato di regole, di ruoli, di potere, di ordine, di creatività e del senso della libertà… e c’è stato il tempo di dire qualcosa anche sui fumetti.

Siore e siori, a voi, Spectrum!!!

 

Nicola, raccontaci un tuo sogno.

Qualche notte fa ho sognato di essere arruolato in un corpo militare, ma ero molto più giovane, un ragazzino. Non volevo starci, ero in ansia. Ho avuto delle avventure, ma per fortuna c’erano degli amici con me, amici che esistono realmente ma che non vedo più (vecchi compagni di scuola), e abbiamo organizzato una fuga. L’unico che è ancora un amico vero è Valerio. Nel sogno, a differenza di me, lui è come è oggi, forse appena appena più giovane. Poi c’era mio padre, che teneva in braccio mio fratello neonato (mio fratello esiste davvero ed è il più piccolo di noi, io sono il più grande, poi mia sorella e poi lui), e tutti assieme scappavamo lungo il pendio di una collina. Eravamo vestiti diversi, come tanto tempo fa. Mio padre aveva un cappotto molto lungo ed era giovane.

Nel sogno sei più giovane e vieni arruolato. Il mondo militare è nell’immaginario un ambiente di regole e ruoli. Che rapporto hai con le regole?

Fatico. Ho regole mie… ho scoperto, negli anni (diciamo pure invecchiando) di avere un sacco di manie e di fissazioni. Forse alcune sono venute fuori nel tempo, forse le ho sempre avute e non lo sapevo. Le mie giornate sono fatte di piccoli riti e di abitudini. Se devo uscire da questi schemi per un po’ di tempo… diciamo un tempo limitato, posso reggere. Altrimenti mi monta il nervoso e ci vuole un po’ prima che mi abitui o che mi faccia passare il malessere. Quindi, dato che le regole significano doversi adattare a nuovi codici (e quindi abbandonare i miei) io fatico. Però ho dato prova molte volte di riuscire a farlo, sebbene anche in situazioni di “nuove regole” ho sempre cercato di crearmi di piccoli momenti tutti per me, sempre fissi. Ad esempio, quando sono andato in Giappone per motivi spirituali, la mattina mi ero riservato un momento tutto mio. Là le giornate iniziano presto, si va al tempio a recitare i sutra alle 6. Poi, nel mio caso, alle 9 iniziavano i corsi di formazione. Quindi dalle 6:45 alle 9 io me ne stavo nel mio alloggio, dopo la recitazione dei sutra, e mi preparavo un caffè. Facevo colazione, controllavo internet, rispondevo ai miei cari. Era un rito nel rito e farlo sempre mi aiutava tantissimo. Le regole militari, invece, le ho sempre avversate, fin da piccolo.

E con i ruoli come te la cavi? Sono rassicuranti o limitanti?

I ruoli tipo “figlio”, “compagno”, “fumettista”, “fratello” e compagnia bella… quelli umani, insomma, non mi creano problemi. Anzi, mi piace prendermi cura degli altri, essere presente. Forse a volte anche troppo. Nel senso che mi preoccupo troppo per gli altri. Forse “preoccuparsi” non è il verbo giusto, nel senso che non sto in ansia. Diciamo che tendo a essere protettivo e “genitore”, ma mi rendo conto che non solo non è giusto (ognuno deve fare le proprie scelte in pace) ma non ha neanche senso. Anche se lo so, a volte ci ricasco. Tipo: “Dai ti accompagno” “No, non c’è bisogno vado per conto mio, non preoccuparti.” “Ma no, ti accompagno, su…” E insisto. E l’altro non vuole essere accompagnato, magari. È solo un esempio, per dare l’idea. Invece gli altri ruoli mi stanno stretti. Anzi mi pesano. Mi pesa la responsabilità. Fosse per me farei tutto in autogestione.

Nicola e la gestione del potere.

Penso di essere un prepotente. Non di quelli cattivi, che bullizzano il prossimo. Questo no. Ma in generale, su come voglio o vorrei che fossero fatte le cose. Devo cercare di mediare, perché credo proprio di esagerare a volte.

I rituali sono legati al controllo. Come si conciliano ordine e creatività?

Hai ragione. I rituali sono legati sicuramente al controllo. Anche su me stesso, in fondo. La creatività vive di vita propria. A volte ti siedi al tavolo e sei certo di realizzare, scrivere, disegnare… e invece non esce niente. Altre volte, non sai nemmeno tu perché, sei “in forma” e fai… produci. Le “regole”… No, brutta parola. Non mi piace. I “riti” (meglio) mi servono per sentirmi protetto. In questa protezione mi coccolo e so che se l’ispirazione non viene, se la Fata, la Musa o come la vogliamo chiamare, non mi appare, non è un problema. Nel mio caso, se lasciassi tutto al caso, se facessi le cose senza cercare di pianificare un minimo, la creatività non sarebbe produttiva. Per esempio: quando ero più giovane e inesperto, lasciavo la creatività a briglia sciolta. Il risultato erano fumetti un po’ senza capo né coda. O comunque con buchi di sceneggiatura molto pesanti. Adesso seguo uno schema: prima scrivo un canovaccio, poi scrivo la sceneggiatura, poi faccio i provvisori a matita e poi inchiostro. Successivamente metto i grigi, il lettering nei balloon e così via. Sono cose che ho capito mettendo insieme le critiche costruttive che mi venivano fatte. Come mi disse una volta un maestro: “Libertà non è fare quello che ci pare. Questo è un fraintendimento del concetto di Libertà.”

Cos’è per te la libertà? Tema che mi pare serpeggi nei tuoi fumetti.

Serpeggia anche nelle mie risposte alle tue domande! La libertà per me è importantissima ed è sicuramente per questo che ha un ruolo così importante nei miei fumetti. La protagonista dei miei fumetti si ribella di continuo a un sistema che ritiene oppressivo e accetta di compiere vendette su incarico di chi è stato schiacciato dalla prepotenza o dalla violenza del sistema. Per me, nello specifico, la libertà è potersi esprimere, poter vivere, fare delle scelte e portarle avanti. Il tutto senza opprimere la libertà di qualcun altro. Penso sia questo il senso di “libertà non vuol dire fare quello che ci pare”. Dobbiamo sempre confrontarci con la libertà degli altri. Ma il discorso è complesso. Ad esempio ci sono libertà che io non mi sento di difendere. Quella di offendere gli altri, o di promulgare idee razziste, classiste, omofobe, sessiste. Insomma qualsiasi cosa che sia volta alla discriminazione io non credo che sia espressione della libertà. È difficile. Libertà non è fare quello che ci pare. Penso sia molto vero. Io ho anche fatto molte cavolate per la libertà. Sentendo mettere a rischio la mia libertà ho rifiutato e rinunciato a tante storie possibili con altre persone. Relazioni sentimentali. Solo ultimamente ho cominciato, dopo anni, a cercare di vincermi. A capire che, proprio perché “libertà non è fare quello che ci pare” non sarei meno libero a fare dei compromessi e a condividere la mia vita con qualcun altro. E così è quello che sto provando a fare da qualche mese a questa parte.

Ordine, creatività, libertà e ritualità. Mi sembrano tutti aspetti che possono rientrare nell’arte del fumetto. Cosa ne pensi?

Sì, non c’è dubbio. Forse non solo nell’arte del fumetto. Tutti i creativi che conosco, sia che siano illustratori, fumettisti, scrittori, web designer, musicisti e compagnia bella, hanno qualcosa a che spartire con questi elementi. Tutti hanno una loro forma d’ordine: nelle proprie cose, in quello che gli serve per dare sfogo alla propria creatività… non è necessariamente un ordine ordinato, è una forma di ordine mentale, proprio, interiore. Magari è disordine per qualcuno di esterno al loro mondo. Tutti hanno bisogno di libertà: la creatività non viene a comando. Ne abbiamo già parlato. Se non viene devi essere libera o libero di dedicarti a un’altra cosa, di spaziare fra un elemento e l’altro. Anche da un punto di vista concreto è così. Ho notato che gli artisti lavorano meglio e più felicemente se gli lasci ampio spazio di manovra, mentre soffrono e producono peggio se gli dai troppe indicazioni e gli imponi troppe restrizioni. Per me è verissimo. E tutti hanno bisogno di qualche rituale. Per me è accendere un bastoncino d’incenso e ascoltare musica, per altri è avere una bella tazza di caffè fumante, per altri ancora è fare una passeggiata in un parco o in un bosco prima di mettersi al lavoro. Penso veramente che siano elementi molto comuni a tutti quelli che vivono della propria fantasia. Non necessariamente facendoci soldi.

Grazie di cuore, Spectrum!

L’appuntamento è per il prossimo primo mercoledì del mese.

Fate bei sogni.

Se cliccate l’immagine, potete scoprire tutti i fumetti di Spectrum.

Daisy Franchetto

 

 

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