Intervista onirica a Pietro Tulipano
On 02/09/2020 | 0 Commenti

 

 

È davvero, ma davvero settembre.

Ed è il primo mercoledì di questo mese che chiude il periodo estivo.

Qui si torna all’opera a pieno regime e oggi condividiamo un’intervista onirica che ha come protagonisti un uomo e un orso.

Un uomo che scappa da un orso. Un uomo che sfida un orso. Un uomo che dribbla un orso. Un uomo che semina un orso. Un uomo che è un orso. Un uomo che ama gli orsi, nonostante tutto.

Insomma, ho intervistato Pietro Tulipano, che, a quanto pare, non è solo un signore oscuro armato di spada laser e un dotato autore, è anche un discreto velocista.

Non ciancio oltre, ascoltiamo Pietro!

Raccontaci il tuo sogno.

Tutte le volte che l’ho fatto la scena è sempre in inverno. Sono su una strada di montagna in macchina oppure su un sentiero a piedi e c’è sempre un sacco di neve ovunque. A volte salgo verso il paese in cui andavo da piccolo e altre volte scendo. In ogni caso, so SEMPRE che incontrerò l’orso. A volte so anche in che punto del percorso lo troverò perché so già dove ha la sua tana. Poi mi dico “ma no dai, magari stavolta sono fortunato e non lo incontro”, e ovviamente questo non succede mai.
Partiamo dal primo elemento del sogno: l’inverno e la neve. L’inverno è un momento di sospensione e di riposo che precede il risveglio, ma è caratterizzato da buio e gelo. Che rapporto hai con ciò che è freddo e cupo? Come vivi i momenti di sospensione?
Considerando insieme tutti gli elementi che hai citato ne emerge un rapporto piuttosto contraddittorio, direi. Se parliamo dell’inverno, è forse la mia stagione preferita. Odio il caldo e la spossatezza che mi mette addosso, sto senz’altro meglio al freddo. Mi costa meno fatica fare le cose e mi godo anche meglio i momenti di riposo. Parlando di ciò che è freddo e cupo, direi che ho una certa fascinazione per questi elementi. Io stesso ho un lato che è fatto esattamente di questi due elementi. Capita a volte, essendo io molto chiuso e introverso, che le persone mi vedano così prima di conoscermi bene. Poi, quando invece mi apro, mi raccontano a posteriori di quella prima impressione, quando mi vedevano come uno misterioso e a volte perfino intimidatorio. I momenti di sospensione invece non li vivo benissimo. Non sono amico dell’incertezza e preferisco di gran lunga avere un obbiettivo chiaro e definito da perseguire, piuttosto che sentirmi sospeso e in attesa di qualcosa che verrà.
Nel sogno ti confronti con un pericolo che speri di poter evitare, ma che puntualmente si presenta. La vita è così? È impossibile confrontarsi con quel che temiamo?
Dobbiamo confrontarci con ciò che temiamo, ma soprattutto temiamo ciò con cui dobbiamo confrontarci. Salvo casi particolari, credo che nessuno tema qualcosa che sa per certo non si presenterà mai, perché ha già servita una via di fuga e non c’è da preoccuparsi. Al contrario, ciò che non possiamo evitare non ci offre alcun comfort, nessuna consolazione, nessuna scappatoia. Non per forza ci deve terrorizzare, ognuno affronta le cose con spirito diverso, ma prima o poi capita a tutti di doversi confrontare con qualcosa che lo mette a disagio.
Nel sogno l’orso è tuo antagonista. Iniziate una lotta che non ha vincitore. È importante vincere nella vita?
È importante nel senso di riuscire a raggiungere risultati che ci appaghino, superare gli ostacoli e le difficoltà, procedere nel nostro cammino. Ma oltre al risultato è importante anche ciò che facciamo per raggiungerlo, è lì che risiede la nostra formazione.
Cosa rappresenta per te l’orso?
L’orso è senz’altro uno dei miei animali preferiti e anche quello che utilizzo più spesso per descrivere me stesso. È un animale abbastanza solitario e schivo, che si rintana nelle grotte con fare un po’ scontroso, ma sotto sotto è un tenerone che va matto per il miele. Io, nei rapporti umani, sono esattamente così. Non c’è dubbio, se mai mi reincarnerò, diventerò un orso.
Le caratteristiche dell’orso come si intrecciano con la scrittura?
Direi abbastanza bene. Ha delle fasi in cui scorrazza libero e altre ritirate e solitarie che si concilierebbero bene. Solo bisogna stare attenti al letargo.
Da cosa ti senti braccato nella vita di tutti i giorni?
Probabilmente da me stesso. Dalle mie preoccupazioni e anche dai risultati che vorrei raggiungere. Sono sempre lì, nascosti agli altri ma non a me, per mettermi costantemente un po’ di fiato sul collo.
Il nostro peggior nemico siamo noi. Cosa ne pensi?

Assolutamente sì. Nessuno più di noi stessi può imporci limiti, dubbi, insoddisfazioni, incertezze. Credo sia per questo che ho sempre amato i personaggi con un lato oscuro, o magari con una doppia personalità. Riflettono al meglio il bene e il male che risiedono in ciascuno di noi e che in noi conducono il loro confronto.

Tu scrivi romanzi fantasy. Il fantasy è un genere che spesso mette in scena la lotta tra il Bene e il Male. Come gestisci questo aspetto? Ami la distinzione netta o le sfumature?

Devo dire che amo entrambe. Mi piacciono le situazioni e i personaggi sfumati, spesso più realistici e complessi. Allo stesso modo mi piacciono anche quei personaggi che sono la manifestazione fisica del bene e del male, qualcosa di potente e primordiale. Ovviamente questi bisogna gestirli a dovere ed è meglio se sono in pochi, direi non più di due.

Siamo in chiusura di questa intervista. Insomma, questo orso è buono o cattivo?

Difficile a dirsi. Se penso al mio sogno direi che è cattivissimo. Ma può un animale esserlo davvero? E se lo è, siamo sicuri che non sia solo il mio punto di vista? Magari per lui il cattivo sono io. O magari, secondo alcune interpretazioni dei sogni, quell’orso potrei essere io. Potrei provare a chiederglielo, nel caso dovessi sognarlo di nuovo… ma più probabilmente fuggirei a gambe levate come sempre. Dopotutto, nel mondo come anche nella psiche, credo esistano alcune forze non conoscibili a pieno. Forze con cui non è possibile comunicare, ragionare o trattare; per quanto a volte ci piacerebbe poterlo fare. Sono semplicemente ciò che sono, e non conoscono compromessi. Sono estremamente rare e misteriose, a volte si può vivere tutta la vita senza averci nulla a che fare, ma ci sono.

Grazie Pietro e grazie all’orso!

Noi ci vediamo il prossimo mese, ma prima vi lascio la cover del romanzo di Pietro, realizzata da Antonello Venditti.

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Daisy Franchetto

dz edioni articoli

 

 

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