Intervista onirica a Elena Mandolini
On 03/06/2020 | 0 Commenti
Elena Mandolini

È iniziato giugno, ne abbiamo notizia certa. Ma noi non ci lasciamo sopraffare dallo scorrere inesorabile del tempo, cavalchiamo l’onda e per festeggiare il primo mercoledì di questo nuovo mese, abbiamo una nuova intervista onirica!

La mia ospite ci ha regalato un sogno e ha accettato di rispondere alle mie domandine oniriche. Ne è uscita una riflessione sul viaggio, sulla scrittura, sull’istinto e sulla verità.

Come sempre cosette da nulla nelle chiacchiere con gli autori.

A voi: Elena Mandolini!

Progetto un viaggio con mia sorella. Destinazione: California. Mentre prepariamo il viaggio, un aereo, che mi ricorda quello dei fratelli Wright, cade vicino casa mia, in un incrocio importante di Roma. Nonostante questo mi inquieti e mi susciti paura, decido comunque di partire. Una volta giunte a destinazione, prendiamo una macchina in affitto e arriviamo al B&B in cui dormiremo. È una casa antica, semplice e ben curata. La struttura è a conduzione familiare e ad accoglierci c’è, appunto, tutta la famiglia; dalla nonna ai nipoti. È proprio la nonna a mostrarci la camera; è una donna gentile e buona. Io e mia sorella cominciamo a girare, però mi accorgo che il posto mi sta deludendo; soprattutto il mare. I pub e i ristoranti sono troppo caotici e, in uno in particolare, rimaniamo pochi minuti, perché la gente che ci circonda non mi trasmette sensazioni positive. Tento più volte di chiamare il mio compagno al cellulare, ma non riesco mai a comporre tutto il numero; alla fine è lui a chiamarmi e sento che c’è qualcosa che non va a casa, ma lui non vuole dirmi cosa. Il viaggio finisce e viene a riprenderci mio padre all’aeroporto. Il sogno termina con una frase che rivolgo a lui: questo viaggio non è stato come me lo ero immaginato; è stato una delusione.

Cosa rappresenta il viaggio per te nella vita reale?

Per me il viaggio rappresenta tante cose, ma se dovessi rispondere col primo aspetto che mi viene in mente è: staccare la spina. Il viaggio significa prendersi una pausa, ricaricare le energie, rilassarsi e respirare. Ma non solo, durante i miei viaggi, mi capita spesso di fare il punto della situazione, di capire dove io mi trovi. E non sono bilanci che faccio con angoscia o timore. Proprio perché riesco a rigenerarmi, posso essere serena nel delineare nuovi obiettivi e nell’analizzare con razionalità e oggettività sbagli e successi. Il viaggio, infine, è anche un momento di crescita. Escursioni nella natura, visite nei parchi archeologici e nei musei, assaggiare nuovi piatti della cucina locale: tutto è crescita.

Anche la scrittura funziona come punto di vista obiettivo o è più un affondare e un riaffiorare senza ordine?

Cerco di essere obiettiva nelle fasi iniziali e poi affondo e riaffioro. Ritengo che uno scrittore debba affondare e riaffiorare. Credo sia necessario immergersi nel bene e nel male; toccare il fondo e il cielo. È l’unico modo per creare personaggi vividi e romanzi che appassionino. Personalmente, sono metodica per quanto riguarda la costruzione della struttura, l’approfondimento di determinati argomenti utili alla storia e con la creazione dei personaggi. Poi, nel momento della stesura, lascio che sia altro a guidarmi. Seguo l’istinto e le emozioni. Quando scrivo, devo essere la prima a ridere e piangere. Di solito compilo una tabella di marcia: quanto scrivere ogni giorno. Poi mi rendo conto che non è così semplice. Forzarmi non è producente, perché vengono fuori pagine meccaniche, senza anima. Preferisco fermarmi e sentire quando è il momento giusto per lasciarmi andare e scrivere.

Prima hai parlato di lasciarti guidare dall’istinto e dalle emozioni. Anche nel sogno le persone e i luoghi ti trasmettono sensazioni. Tu li senti i movimenti della pancia quando ti approcci al mondo?

Sì, anche nella realtà sento i movimenti della pancia. I luoghi sono vivi e trasmettono emozioni.Nella casa in Toscana dei miei bisnonni e nonni si percepisce il passato; è come se si potesse ascoltare la storia della mia famiglia. Sono sensazioni a pelle, che sento ogni volta che entro in quella casa. Oppure, quando sono in riva al mare coi piedi affondati nella sabbia, riesco a catturare allo stesso tempo pace ed energia. Fuggo sempre in spiaggia, quando ho bisogno di un attimo di pausa. Con le persone è la stessa cosa. Sono sempre stata abbastanza empatica e di solito riesco a capire lo stato d’animo di chi è vicino. Ovviamente mi è ancora più facile capirlo quando è una persona a cui voglio bene. Basta un piccolo gesto, o una leggera smorfia; è sufficiente saper vedere e leggere chi ci è accanto.

Che cos’è la delusione per te?

La delusione è una ferita. Le disillusioni più grandi della mia vita sono riconducibili a persone a me un tempo vicine. Posso rimaner delusa da un luogo o da un evento, ma l’amarezza legata a un amico o a un compagno, per me è incolmabile. Forse perché per me, spesso, la delusione nasce dal tradimento. E non parlo solo dell’infedeltà all’interno di una coppia, ma del concetto di inganno. Raggirare con un comportamento illusorio; cambiare faccia all’improvviso; mostrarsi in modo, per poi rivelarsi l’esatto contrario. La delusione è una ferita ed è anche difficile da rimarginare.

È possibile raggiungere la verità? È un concetto che si può afferrare?

Domanda complessa. Credo esista una verità soggettiva e una oggettiva. La veridicità è a misura d’uomo. Nella nostra quotidianità possiamo scontrarci con altre verità di amici e conoscenti. Arrivare alla verità soggettiva, una verità di tipo assoluto credo sia un percorso estremamente lungo. Oggi non possiamo afferrare la verità assoluta del nostro presente, dei problemi della nostra società; la raggiungeranno i nostri discendenti, a distanza di anni.

Tornando all’inizio del sogno. Il viaggio parte da un progetto. Progettare è anche un po’ sognare?

Per me sì. Il mio sogno è vivere di sola scrittura e, per realizzarlo, devo progettare i miei passi. Devo capire cosa fare, quali tappe intermedie raggiungere. In fondo, nel senso più ampio del termine, progettare è sognare. Progettare è come pensare, pianificare e sognare, appunto; poiché un progetto è un sogno, di qualsiasi natura esso sia.

Grazie Elena per questo scambio.

L’appuntamento con le interviste oniriche è per il primo mercoledì di luglio, nel frattempo, voi andate a sbirciare il romanzo di Elena, lo trovate in catalogo.

Daisy Franchetto

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