Il bene e il male scelgono a caso il loro campo di battaglia? Forse no, perché, nel romanzo di cui parleremo oggi, nulla avviene a caso.

L’autore è Fabio Monteduro, il romanzo è “Gli artigli dell’aquila”

Ciao Fabio, benvenuto, partiamo con la domanda di rito: Quale bevanda associ al tuo romanzo e perché?

Un whisky liscio, di gran marca, senza ghiaccio… anzi, un whisky doppio, tracannato in un colpo solo. Ti arriva allo stomaco come un pugno e brucia, quasi troppo… lasciandoti però una sensazione piacevole e, in fondo, incutendoti un po’ di coraggio… ci vuole, per leggere un horror, no?

Da dove prendi ispirazione per i tuoi scritti?

Alla fin fine, è tutto davanti ai nostri occhi. Basta saper guardare, codificare ciò che vediamo al proprio volere. Il ragazzo seduto al fast-food che guarda in modo accigliato la bella davanti a se? Forse è solo perché non gli piace ciò che sta mangiando. E se stesse pensando ucciderla, invece, perché è troppo geloso, troppo innamorato, secondo lui, per sopportare lo sguardo che il ragazzo che ha servito al banco, le ha spedito di sottecchi? O magari sta pensando di uccidere lui.

E l’uomo seduto su una panca nel centro commerciale, forse aspetta la moglie che è entrata in un negozio… o magari è un terrificante predatore a caccia di una bambina che si è allontanata un po’ troppo dai suoi genitori. Uno scrittore horror, diceva qualcuno, è un uomo che ha insegnato alla proprio mente a comportarsi male. Penso che il resto vada da se.

Sei uno scrittore metodico o impulsivo?

Assolutamente impulsivo. Credo, in tuti i romanzi che ho pubblicato, di non aver mai avuto che un incipit o un finale nella mente, quando ho cominciato a scrivere, il resto è scrematura, è togliere tutto ciò che impedisce alla storia di progredire nella direzione desiderata… direzione che spesso, nemmeno io conosco fino in fondo.

Ci sono nuovi progetti per il futuro?

Anche troppi, direi. Finire il romanzo che sto faticosamente portando avanti; riuscire a trasformare in un film qualcuno dei miei romanzi; continuare le riprese per la seconda stagione di “Provincia maledetta”… ecc. ecc. ecc.

Scegli una colonna sonora per il tuo romanzo.

Rimasi impressionato dalla colonna sonora del film “Un lupo mannaro americano a Londra”, dove, durante la trasformazione del protagonista, c’era “Blue Moon”, attinente come significato, ma assolutamente contrastante come melodia. Ecco, basandomi su questo, direi che “Don’t you Forget about me” dei Simple Minds sia perfetta.

Ringrazio Fabio e lascio a voi un estratto del romanzo e la mia opinione ad esso.

Estratto

Per me fu come salire sulla macchina del tempo di H.G. Welles… credo che nulla al mondo agisca sulla memoria umana come l’olfatto.

Per un attimo la mia mente vagò lontana, trasportata da quell’aroma così pungente, eppure così piacevole. Una fragranza che mi riportò ad Amsterdam, nei “Coffee Shop”, le “Fumerie”, per intenderci; e alle splendide prostitute olandesi, donne talmente belle che era impossibile non considerarle fuori posto.

Ricordo che una volta, sconvolto al limite della perdita delle capacità motorie, appena uscito dal mio terzo “Coffee Shop”, mi diressi senza indugio verso il quartiere a “luci rosse” e m’imbattei in una ragazza esposta in bella vista in una vetrina, come il più desiderabile manichino del creato. Era di una bellezza sublime; magra, gambe lunghissime che sembravano infinite; vestita solo con una minigonna jeans e un top bianco. Portava delle scarpe da ginnastica bianche e forse fu quello che più mi eccitò: niente tacchi vertiginosi da prostituta, ma normali scarpe da ragazza normale. Sul viso, dai grandi occhi, truccati di celeste, un sorriso di una dolcezza struggente.

Entrai nel negozio e la ebbi tutta per me per una ventina di minuti, forse addirittura mezz’ora, e in quel momento, con tutte le sostanze che vagavano per il mio corpo, credetti di innamorarmene.

Fantasticai di portarla in Italia con me, di sposarla, di renderla la mia regina e…

«VITTORIO!!!» un urlo mi rimbombò nelle orecchie e mi voltai, con i capelli che mi si drizzavano sulla nuca.

Il parere di Elena

Gli artigli dell’aquila è un romanzo che sa come mantenere alta la tensione del lettore. Uno scritto che passa senza difficoltà da una meticolosa ricostruzione storica, passando da sfumature paranormali, fino a giungere al thriller. La trama complessa e ben architettata si dipana davanti ai nostri occhi in un crescendo ritmico che ci terrà incollati alle pagine fino ad arrivare ad un finale sorprendente.