Aperitivo con l’autore – Roberto Ciardiello
On 21/10/2019 | 0 Commenti

L’autunno bussa alle nostre finestre travestito da gocce di pioggia. Il vento sibila provocando brividi lungo la schiena e il buio ha anticipato il suo arrivo, avvolgendo la sera di un fitto alone di mistero.

Quello che serve in queste uggiose serate è un buon libro, magari un bel romanzo horror che ne enfatizzi l’atmosfera cupa.

Roberto Ciardiello: è lui il mio ospite di oggi.

Ciao Roberto, benvenuto! Iniziamo con la domanda di rito: cosa versiamo nei bicchieri? Qual è la bevanda adatta da sorseggiare mentre leggiamo il tuo romanzo “La vendetta nel vento” ?

Innanzitutto ciao e grazie per l’ospitata (okay, la parte facile l’ho scritta).

Associo La vendetta nel vento al distillato di genziana perché è una storia molto amara che potrebbe far storcere il naso a qualcuno, proprio come quando si butta giù un bicchierino troppo forte e bruciante. 

La genziana è una delle radici più amare presenti in natura ed è la base di gran parte della liquoristica mondiale: nella maggior parte delle bevande ad alto tasso alcolico si possono trovare basi (più o meno ampie) di questa pianta.

Il suo gusto è particolare: il primo impatto è di un sapore decisamente amaro, che si sente in particolare sulla punta della lingua. Dopo qualche secondo però il gusto si trasforma e le sensazioni che provano il dorso e la radice della lingua riescono a sviluppare quello che è il suo vero sapore, ben più amabile dell’amarissimo inizio.

Quando è nata in te la necessità di scrivere?

Nel mio caso specifico non credo sia corretto parlare di necessità, piuttosto è stato un volersi mettere in gioco, un vedere se fossi capace di portare a termine un progetto (la stesura di un romanzo) che non fosse troppo penoso.

Ricordo che era sera e stavo oziando a letto. Fuori c’era vento, e sul muro della stanza ho visto l’ombra dell’albero spoglio in giardino: sembrava una mano di vecchia, di strega. Ho pensato “e se…”, poi ho buttato giù mentalmente una trama (horror, chiaramente, perché è il genere a me più affine).

Comunque diciamo che ho iniziato a scrivere circa dieci anni fa. Essendo nato nell’Ottanta, cifra tonda, avrai quindi capito che non sono uno di quelli che “sai, scrivo da quando ho imparato a tenere la penna in mano” (categoria che invidio molto).

La stesura è stata molto dura, lo ammetto. All’epoca non ero ancora un lettore forte e infatti il risultato finale si è visto: molti invii agli editori, molto silenzio, qualche lettera di rifiuto. A oggi mi vien da dire “per fortuna”, perché non era proprio granché.

Successivamente ho iniziato a frequentare forum di scrittura; al contempo ho incrementato, e di molto, le mie letture. Ho preso a partecipare a concorsi letterari, qualche delusione, qualche vittoria, qualche bella soddisfazione e qualche primo posto. Partecipo ancora, di tanto in tanto.

Le soddisfazioni di cui sopra mi hanno fatto pensare che fossi migliorato, che il terreno fosse buono per piantare qualcosa di più lungo ed elaborato e così è nato La vendetta nel vento, romanzo breve in origine autopubblicato, poi edito da Dark Zone Edizioni. Successivamente ho autopubblicato un altro romanzo, La casa dalle radici insanguinate, tolto anch’esso dal mercato e di prossima uscita, di nuovo con la Dark Zone.

Onestamente, spero di continuare su questa strada.

Da dove prendi ispirazione per i tuoi scritti?

Credo che l’ispirazione sia come quella vecchia pubblicità della colomba pasquale, in cui si diceva che la Pasqua quando arriva, arriva. Ecco, anche l’ispirazione quando arriva, arriva (magari sulle ali di una colomba… o di un pipistrello, visto il mio debole per l’horror).

A voler approfondire, credo sia un impasto di tutto ciò che ci circonda. Un sunto delle nostre passioni, dei nostri hobby ecc… Può scaturire dalla scena di un film, da un discorso captato per strada, da un fatto di cronaca nera, da ricordi di quando eravamo bambini. La scintilla che precede il rogo, insomma, quella è l’ispirazione; il fuoco lo devi alimentare tu.

Nello specifico de La vendetta nel vento, l’ispirazione è venuta, purtroppo, da una serie di fatti di cronaca di cui si parla ancora troppo spesso: la violenza sulle donne.

Quando hai capito qual’era il genere giusto da scrivere per te?

Molto di recente, durante una giornata autore sui social, ho chiesto a Lucia Guglielminetti, autrice Dark Zone e self, perché scrivesse proprio horror. Ora, io non sono Freud, ma credo che inconsciamente lo stessi chiedendo a me stesso. Comunque lei rispose, a grandi linee: “Tu dovresti saperlo. Non sei tu che scegli il genere, è il genere che sceglie te”. Credo abbia voluto dire che se passi buona parte della vita a guardare film horror, a leggere horror e a muoverti in quell’ambiente più in generale, al momento in cui deciderai di iniziare a scrivere, quale genere sceglierai (o ti sceglierà)? Credo venga da sé insomma, ma ci tengo a precisare che non sono poi così monotematico, per mia fortuna.

A breve uscirà il tuo prossimo romanzo “La casa dalle radici insanguinate”: ti va di parlarcene?

Certo!

Vedi, oltre l’horror, a me piace molto anche il noir (sono un grande fan di James Ellroy ed Edward Bunker, di Jo Nesbo e Don Winslow ecc…), che reputo diverso dal thriller per personaggi e ambientazioni. Nel noir classico le ambientazioni sono spesso quelle delle periferie degradate, in cui si muovono personaggi che, a voler essere educati, sono dei gran bastardi. Il noir è quasi sempre privo di happy ending, o se c’è non è poi così tanto happy… magari fa a malapena un sorrisetto mesto. Insomma, il noir fatto bene è una gran figata e a me piace leggerlo.

E stando alla teoria della Guglielminetti, è finito in parte ne La casa dalle radici insanguinate. Dico in parte perché, se per metà è noir, l’altro spazio lo occupa l’horror.

L’idea di base è quella della rapina in villa, purtroppo un fatto ancora molto attuale. Abbiamo tre malviventi, Cupo, Mago e Skizzo, che si muovono tra le strade di un quartiere popolare alla periferia di Roma. Chi spaccia, chi scippa, chi esce di notte a fare graffiti. Vogliono fare il salto di qualità e pianificano l’intrusione in Villa Marchetti, residenza di una coppia di gioiellieri. Qualcosa però va storto, ma non sta a me dirvi cosa. Se avrete voglia di approfondire la questione, potrei raccontarvela tra le pagine.

Come già per La vendetta nel vento (anche se lì andiamo a toccare un filone particolare, quello del “rape e revenge”), La casa dalle radici insanguinate è un tributo al cinema, horror e non, italiano e non, dagli anni Settanta ai Novanta. C’è un po’ di Avati, un pizzico di Fulci, una spruzzata di Lamberto Bava, di Tarantino, di Rodriguez… e fermatemi. Insomma, da discreto cinefilo, sono tutti mattoncini che hanno contribuito a formarmi, anche se cinema e narrativa sono due arti a sé stanti. E se è vero che chi scrive è come una spugna che assorbe il quotidiano e ne rilascia pian piano una parte nei propri scritti, be’, io non faccio eccezione.

A me non resta che ringraziare Roberto per la disponibilità e lasciarvi, un breve estratto del suo romanzo “La vendetta nel vento” e la mia opinione su di esso!

Vi aspetto al prossimo appuntamento. Un abbraccio

Elena

Estratto

Guarda la linea dell’orizzonte curvarsi dolce nel punto in cui cielo e mare si baciano, scorgendola a malapena tra le diverse tonalità di celeste, indovinandone il tratto tra le chiome dei due pini sul bordo del precipizio. Quegli ammassi di aghi sembrano una coppia di istrici verdi appollaiati sui tronchi, intenti a spiare i disegni della spuma bianca, laddove le onde vanno a morire contro gli scogli in una catena di suicidi impossibile da spezzare.

Guarda e guarda ancora. Un vortice di amarezza sale dal prato, le ruota intorno.

Ora che sa, ora che ha attraversato quel ponte a ritroso dalla mattina alla notte si sente stupida e impotente, un fantoccio di pezza accasciato in un angolo a prendere polvere.

Il parere di Elena

Scrivere horror non è affatto semplice. Saper spaventare utilizzando soltanto le parole ancor meno. Roberto Ciardiello, nel suo romanzo “La Vendetta nel vento” con uno stile di scrittura sublime e crudo si dimostra capace di ricreare immagini disturbanti e forti. Il suo è un horror intenso, psicologico e introspettivo, un horror che scava nella mente del lettore al fine di sconvolgerla. Un romanzo duro, da leggere tutto d’un fiato per cogliere a pieno la forza della paura!

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