Francesca Pace si racconta
On 04/09/2019 | 0 Commenti

La mia famiglia è differente… Fatta di persone molto diverse tra di loro, che appartengono a mondi lontani tra loro e a volte difficili da far comprendere. La mia famiglia è coraggiosa e unita, si supporta e si aiuta, criticando anche quando serve. La mia famiglia è chiassosa e colorata, la mia famiglia è differente e tale deve rimanere perché è la mia!

Francesca Pace

Partiamo da qui per questo nostro editoriale dedicato alla responsabile editoriale di DZ Edizioni.

Francesca, cosa significa essere ‘diversi’ per te?

Diverso è libero. È la capacità di mostrare se stessi in ogni peculiare sfumatura, anche se ci si allontana dai modelli suggeriti, per non dire imposti. Diverso è coraggio, il coraggio di esporsi a modo proprio. Nel caso della DZ diverso è anche arricchimento. Perché ogni diversità porta in casa una caratteristica e una capacità unica.

Dark Zone è un progetto nuovo, ma con elementi certamente comuni ad altre case editrici. Quali sono i punti di rottura con la tradizione e quali quelli di continuità?

Io non parlerei di punti di rottura ma di ritorno alla buona gestione, a quando le Opere e gli Autori erano il cuore e il motore. Un po’ in tutte le attività, oggi, per via della frenesia del lavoro, si è perso di vista l’essere umano. Tutto è atto alla produzione e si diventa tutti numeri. In Dark non è così e spero non lo diventi mai. Il rapporto umano è alla basa di ogni passaggio, il contatto e la comunicazione sono importantissimi.

Cosa serve per tenere in piedi un team che lavora in questo modo? Quali sono gli strumenti?

Io credo ci sia bisogno di comunicazione e decisione. Si deve saper ascoltare le necessità di tutti ma essere in grado poi di mettere insieme le informazioni e decidere con consapevolezza, senza paura di scontentare i propri collaboratori là dove ci si allontana dai loro desideri. Le idee devono essere chiare per poter ottenere il risultato desiderato di collaborazione con ogni partecipante al progetto. Un unico strumento: la professionalità.

Hai affrontato tante prove. Cos’è il coraggio e cos’è la paura?

Il coraggio è quel motore che ti spinge ad affrontare le tue paure. È quel sentimento a volte vestito di rabbia, altre della paura stessa, che fa in modo che ci si rialzi dopo ogni caduta. Coraggioso non è chi non ha paura, ma chi ne riconosce il valore e, nonostante il terrore, ne affronta la potenza. La paura, nel mio caso, è qualcosa che inchioda e impedisce di pensare, di trovare una soluzione. Con gli anni e le brutte esperienze, quelle vere, ho imparato a respirare e pensare che il mondo non finisce.

Il tuo ricordo più bello legato a Dark Zone.

Ne ho talmente tanti che faccio fatica a trovarne uno. Mentre ti rispondo però mi balena in testa un’immagine. Siamo al Salone del Libro di Torino, io per la prima volta faccio un passo indietro e lascio agli autori, ormai pronti ad affrontare i lettori, lo spazio per fare. Li osservo da dietro e li vedo ridere e scherzare tra di loro e mi sento pervasa di serenità. Ecco, credo sia questo, il momento in cui mi sono resa realmente conto che il gruppo stava funzionando, non a livello commerciale ma di squadra.

Quali sono le nuove sfide che dovrai affrontare come editore?

Il nostro obiettivo resta quello di continuare a fare bene e crescere. Certo, l’asticella del livello si è alzata e deve continuare ad alzarsi per poter essere competitivi e riconoscibili per i lettori.

Grazie Francesca Pace, buon lavoro!

Daisy Franchetto

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