Stanza 218 di Giacomo Ferraiuolo – Recensione
On 13/02/2019 | 1 Commenti

Buongiorno Darkettoni, siete pronti per un nuovo articolo? Oggi vi parlerò di un romanzo molto importante per me, “Stanza 2018” di Giacomo Ferraiuolo e lo farò in maniera un po’ diversa dal solito.

Vi lascio la trama e subito sotto le mie considerazioni… restate con noi 😉

Trama – Stanza 218

Doveva essere una vacanza spensierata per Antonio e sua madre, da trascorrere a casa di zia Adele. Si ritroveranno invece prigionieri di una follia che dilagherà priva di freni, facendoli sprofondare in un labirinto senza fine di rancore e vendetta. In questo humus di malvagità, e tormentato dal suo passato, Antonio scoprirà che i suoi incubi sono reali e che non c’è via di scampo quando il male è accanto. Dall’autore di Nora, un prequel che riprende le stesse atmosfere claustrofobiche, tramutando le paure più agghiaccianti in terribili realtà.

Recensione

Ormai, tutti gli amanti dell’horror avranno letto “Nora”. Ormai tutti saranno rimasti con tremila domande senza risposta e un grande senso d’angoscia… Ecco che in nostro soccorso arriva “Stanza 218”, per rispondere ad alcune cose e farci riflettere su altre.

Se “Nora” era un romanzo dai risvolti psicologici, questo è l’espressione massimo dell’horror; una storia ai livelli di King con l’eleganza di Poe. Il confine tre finzione e realtà, che l’autore non passa mai è così sottile che ci porta più volte a domandarci se “i mostri” siano reali oppure frutto di menti distrutte e deviate.

“Il passato sempre presente, ora è futuro.

Noi siamo qui. Vivevamo nella vostra ombra.

Ora vivremo nella vostra luce.”

Le ombre, gli odori, i personaggi, si muovono su un piano che “esiste” e “non esiste”, saltellando tra “ciò che è” e “ciò che non potrà mai essere”, ed è proprio lì che l’horror si incontra con la psicologia e diviene un modo per analizzare l’essere umano con tutte le sue fragilità.

Fragilità che si riflettono nei personaggi che si frenano o scatenano secondo il volere dell’autore, che grazie a lui diventano ombre di carta che aleggiano intorno ai lettori, pronti a sussurrare e far sussultare chi leggere la storia. Nonostante la semplicità del romanzo, rispetto al precedente, “Stanza 218” risulta essere più disturbante e penetrare molto più nell’anima del lettore, che rifletterà davvero sulla differenza tra bene e male.

Io ammetto di essermi spaventata e aver gridato più di una volta, sarà stato il vento, la pioggia, le luci spente… provateci voi a leggere questo romanzo come si conviene e se non vi è venuto alcun infarto, scrivetemi il vostro parere.

-Marika

 

 

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[…] Marika Vangone […]

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