Rimettiamoci In Gioco
On 10/02/2019 | 0 Commenti

Carissime Lettrici e Carissimi Lettori,

oggi prendo spunto da una mia esperienza personale pensando a tutti le amiche e gli amici che per la prima volta si affacciano al mondo dell’editoria per cercare di dare vita a un sogno: pubblicare una propria opera.

Il cammino non è facile, nasconde insidie, può dare molte soddisfazioni come affossare tanta buona volontà.

Nel mio piccolo, vi lascio il mio punto di vista e un facile mantra da perseguire lungo questa impresa: Be Curious!(Siate curiosi!)


Rimettiamoci in gioco

Dopo molti anni di attesa, grazie a una serie di eventi che si sono incasellati uno dopo l’altro, ho deciso di pubblicare un libro. Non un libro qualsiasi, ma IL libro che avevo scritto molti anni prima.

Era un’idea che avevo avuto almeno dieci anni addietro, mi ero approcciato a Facebook con tutta l’immaturità e l’ignoranza di chi non aveva le idee chiare. Il progetto iniziale naufragò.

Così, un paio di anni fa o poco più, mi sono riaffacciato su Facebook (da ora FB), con un obiettivo: pubblicare il mio libro. Ho chiesto aiuto a una collega che con FB aveva più confidenza e mi sono rimesso in gioco: creato profilo, popolato, iniziato a cercare gruppi e collegamenti che potessero risultare utili al mio scopo.

 

Conosci le Regole

Ci ho messo poco a capire quanto fossi impreparato alla mia impresa.

Nel senso che a voler pubblicare un libro è un attimo finire nei guai: si va in pasto a una delle tante Case Editrici a Pagamento (da ora EAP) per le quali basta pagare X copie et voilà, libro pubblicato. Certo, con una copertina che magari fa ridere, nessun editing al testo e zero promozione.

Un po’ spaesato, inizio a partecipare ad alcuni gruppi di settore, ad altri di Case Editrici. Leggo molto, intervengo solo quando mi sento di saperne qualcosa, interpello un paio di persone che mi sembrano propense a condividere informazioni. Scopro le Case Editrici Doppio-Binario, ovvero le EAP che un po’ pubblicano seriamente e un po’ si fanno pagare, scopro che ci sono molti autori che si auto-pubblicano con successo, il Self- Publishing, e scopro che tra le piccole e medie Case Editrici ne esistono alcune che lavorano esattamente come le Grandi: valutano i testi, se gli piacciono li pubblicano curando copertine, editing, correzione bozze, impaginazione, edizione digitale e poi promuovono pure. Certo, le commissioni sono basse… ma sei un esordiente, non Stephen King. Un po’ di gavetta la vogliamo fare o no?

Insomma, di materiale per farsi delle idee ce n’era tanto e il rischio di fare il passo falso resta comunque altissimo. Puntare sulle CE serie, vedersi rifiutato il testo senza capire il perchè e declinare su un Self-Publish senza esperienza o peggio in una EAP solo per soddisfare un bisogno di realizzazione che poi sfuma al primo giro vendite è questione di pochi mesi.

Se non si conoscono le regole, il rischio di mandare a monte un progetto importante è certo.

La Curiosità

Ora, il libro è pubblicato. Pubblicato con una CE che in due anni ha fatto un ottimo lavoro di selezione dei titoli, degli Autori e ha un catalogo di tutto rispetto. Mi trovo bene a lavorare con loro e loro con me.

Ma come sono arrivato a raggiungere il mio obiettivo? Principalmente con la curiosità. Non quella che uccise il gatto, quella sana. Quella che non ti fa fermare a ciò che vedi e senti ma ti fa chiedere il perchè, il dove, il come e il chi.

Ho imparato a non dare più nulla per scontato quando leggo qualcosa o quando vedo qualcosa. Ma mi pongo sempre una domanda. Non mi perdo in elucubrazioni, sia ben chiaro. A ogni domanda, uno scopo, un obiettivo. Perchè l’editor mi dice questo? Perchè quella CE si muove sul mercato così? Perchè quell’Autore è riuscito a vendere così tante copie? Perchè… come… quando… chi… Curioso, sempre.

La Curiosità come Modello di Lavoro

Ora, partendo da questo piccolo esempio personale, sembra quasi banale pensare di applicarlo al proprio vissuto quotidiano.

Nel mio caso, devo essere curioso. Quando per lavoro visito un sito di un competitor, quando devo studiare una comunicazione, quando vedo una campagna di marketing non mi limito a guardarla e pensare “Ben fatta” o “Non mi piace”. No, voglio capire come è fatta, perchè è stata ideata così, che strumenti hanno utilizzato per realizzarla e come pensano di capitalizzarla in termini economici, di visibilità, di ritorno di’immagine e via dicendo.

La curiosità mi ha fatto scoprire come sfruttare WordPress, mi ha fatto imparare quel che so di html e css, mi ha insegnato ad arrangiarmi quando potevo e a studiare quando non ne venivo proprio a capo e, mio malgrado, me ne sono reso conto.

La curiosità mi ha fatto mettere a testa bassa a cercare di capire le dinamiche di Linkedin e di Facebook, di come strutturare un piano editoriale, di come sia necessario a volte fermarsi, fare un recap e ripartire con degli aggiustamenti.

La curiosità mi ha fatto comprendere come da solo posso arrivare fino a un certo punto e poi diventa importante lavorare in un team coeso e con obiettivi chiari e ben definiti.

Se mi fermo a leggere un post, un articolo, una immagine, non sto perdendo tempo: sto dando sfogo alla mia curiosità, che mi porterà a capire il perchè, il come, il dove e il chi… sino alla prossima curiosità.

 

Ma con tante informazioni in più.

 

Siate curiosi!

 

Rispettosamente vostro,

J. River

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