Dark Zone
EditiAMO
On 14/12/2018 | 0 Commenti

L’argomento dell’Editing nel mondo dell’editoria a ogni livello è alquanto spinoso.


E’ utile? Non lo è? Come riconoscere un professionista da un puffarolo?
Le regole son fatte per essere seguite o per essere personalizzate?
Seguire pedissequamente i consigli, in parte o rifiutarli come se dovessero stravolgere la nostra opera?
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Mille e più domande che vedono nelle varie bacheche e nei vari blog di settore un continuo confronto che va dal banale scambio di battute a veri e propri flame che lasciano dietro di sè vittime e dissapori.

 

Voglio davvero incamminarmi lungo questa via circondata da siepi di rovi e piena di buche dentro le quali cadere?

Diciamo di sì e lo faccio a modo mio.

 Dark Zone

Parlo di me e della mia esperienza personale.

Sono un autore esordiente, uno di quelli che, a parte l’ambiente scolastico, non ha avuto altro modo di imparare a scrivere se non leggere. Vagonate di libri, letti, riletti, straletti. Ma questo è un passo, non un percorso. Occorre studiare per capire veramente il come, il cosa e il quando. Ho scritto il mio primo libro con l’innocenza intellettuale di chi non si è mai preso la briga di studiare come scrivere un testo degno di tale nome.
Ho scritto sull’onda delle idee, delle emozioni, del confronto con persone appassionate del medesimo genere letterario.

 

E’ arrivato poi il momento di affrontare il confronto con l’Editor quando la Casa Editrice Dark Zone ha accettato di pubblicare la mia opera. L’Editor in questione è Stefano Mancini, conosciuto indirettamente tramite le sue opere e i suoi interventi su Facebook nei vari gruppi di settore.
L’idea di lavorare con lui mi ha da subito elettrizzato, non tanto per l’idea di vedere il mio testo rielaborato secondo i suoi consigli, quanto per la possibilità di imparare. Sì, imparare quelle cose che potevano farmi fare la differenza.

 DZedizioni, Editing

Cose come infodump, eufoniche, punteggiatura, avverbi: alcune studiate a scuola un millennio addietro, altre delle perfette sconosciute. Francesca Pace mi aveva preparato: bello il manoscritto, ma tanto lavoro da fare dal punto di vista tecnico.


Come è andata?


Ho trascorso dieci giorni “magici”, in quattro giri di editing tra me e Stefano. Tagliare, rielaborare, riqualificare, cambiare, lasciare e spostare. Un taglia e cuci impegnativo, ma vissuto come un momento di crescita importante.
A causa della mia inesperienza, abbiamo fatto un buon lavoro ma IO avrei potuto fare meglio.

Eppure… eppure se aveste mai la ventura di leggere il manoscritto originale e poi leggere il primo volume uscito un anno fa, ne cogliereste il netto miglioramento.

 

Come ho fatto a capire quanto bene mi avesse fatto il lavoro con il mio editor? Beh, rileggendo il testo iniziale, mi sono chiesto come fosse possibile che avessi scritto così! Davvero!

Non sono mai stato così arrogante da ritenermi perfetto, ma davanti agli innegabili errori commessi e leggendo la nuova versione, ho dovuto riconoscere l’importanza di avere al proprio fianco una persona che professionalmente svolga questa attività.

Come trovarlo e sceglierlo? Qui andiamo fuori dalle mie competenze.
So per certo che sul mercato ve ne sono molti che operano da veri professionisti, come pure molti che non meritano di lavorare su opere che ne risultano rovinate senza rimedio.

Abbiate la pazienza e la voglia di conoscere, informarvi, chiedere opinioni e pareri.
Fatevi una idea e poi provate. Date una possibilità alla vostra opera di diventare qualcosa di meglio di ciò che è all’inizio.

Affidatevi a un Editor professionista e fidatevi.
Affidatevi e fidatevi.

Rispettosamente vostro,
J. River

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