10624860_10152605677190590_4314145652582597195_nOggi per noi un’intervista fresca fresca di giornata a Stefano Mancini, l’uomo dalle mille qualità.

Iniziamo?

 

1)Ciao Stefano, puoi descrivere chi sei con una sola parola?

Determinato. È sufficiente?

2) Come lettore cosa cerchi?

Cerco belle storie, che mi tengano incollato alla pagina grazie a uno stile fluido e scorrevole e a trame con tanti colpi di scena e imprevisti.

3) Come scrittore cosa speri di lasciare?

Tanti soldi ai miei eredi. Ovviamente scherzo (anche considerando che sono ben lontano da quell’obiettivo). Tornando seri, quello che spero di lasciare a chiunque abbia finito di leggere un mio libro, è la sensazione di aver investito bene il suo tempo. Mi ritengo soddisfatto quando un lettore chiude l’ultima pagina e pensa: “Però, bravo questo Mancini, bella storia”. Non ho l’arroganza di pensare di scrivere capolavori sublimi, ma puro e semplice intrattenimento. Motivo per cui, se quando un lettore chiude un mio libro e pensa di aver passato delle ore piacevoli in compagnia dei miei personaggi e delle mie storie, mi ritengo più che soddisfatto.

4) Quando scrivi hai qualche rito particolare?

Intendi oltre al tè delle 16? Eheheh, riti particolari no. A parte che mi piace scrivere sempre alla stessa ora – nel primo pomeriggio, quando la quiete è massima in casa e fuori – e appunto il tè, rito così sacro per me che mi è stata regalata perfino una tazza dedicata solo a questo scopo, con incisa una frase tratta da un mio libro.

5) Sappiamo che sei anche un editor molto richiesto. Quanto questo lavoro influisce sul tuo modo di scrivere?

Non molto, in realtà. Cerco di tenere il più possibile separate le due cose, anche perché – a differenza di quello che si potrebbe pensare – fare l’editor e fare lo scrittore sono due cose molto diverse. Come editor cerco di essere “super partes”, di analizzare un testo fin nei minimi dettagli, di mettermi al servizio dell’autore al cento per cento, non pensando a me come scrittore, ma a me come professionista dell’editoria. Come scrittore, invece, mi lascio andare, scrivo quello che più mi diverte e mi realizza, non pensando a cosa direbbe o farebbe lo “Stefano-editor”.

6) Mentre scrivi ascolti musica o preferisci il silenzio?

Vario. A volte ho bisogno di silenzio, altre volte, invece, metto della musica in sottofondo, spesso Wagner o Mozart. A volte, poi, metto perfino dei suoni naturali, come la pioggia, che mi è sempre piaciuta.

7) Quale personaggio che hai creato vorresti essere e quale personaggio invece odi di più.

Bella domanda. Devo accantonare per ovvi motivi tutti i personaggi di “Pestilentia”, che visto il mondo in cui vivono e le difficoltà che incontrano anche solo per sopravvivere, non invidio proprio. Mi piacerebbe essere Athrwys Lathlandyr, uno dei protagonisti della mia nuova saga avviata con “L’erede del mago”, che proseguirà in almeno altri due volumi.
Dire invece chi odio è difficile. Ci sono personaggi negativi (anche molto) nei miei romanzi. Ma essendo usciti dalla mia testa, non riesco a dire di odiarli fino in fondo. In qualche modo, quando li ho descritti, sono stato nella loro testa, ho visto le loro motivazioni e le loro aspirazioni. E dunque mi è impossibile odiarli.

8) Avresti voluto scrivere qualcosa al posto di qualcun’altro?

Beh, quale scrittore non avrebbe voluto? La lista è lunga, perché sono tantissimi gli scrittori che ammiro e stimo. Cito però un libro poco conosciuto: “La notte dei desideri”, di Michael Ende. Avrei voluto scrivere quel libro, perché mi è da sempre nel cuore.

9) Sei uno scrittore da tè o da caffè?

Come già detto poco sopra, tè. Fra l’altro il caffè non le bevo nemmeno…

10) Preferisci scrivere di notte o di giorno? Perché?

E anche qui, come detto, di giorno. Il perché, come accennavo, è perché nel pomeriggio c’è una quiete particolare. Da giornalista sono stato abituato a scrivere in redazioni affollate di colleghi che urlavano, ascoltavano musica e battevano freneticamente sui tasti (e io non ero da meno in nessuna di queste cose), quindi sono abituato a lavorare nel caos. Però quando scrivo – quando scrivo per me – mi piace l’idea di ritagliarmi una fetta di spazio e di tempo lontano da tutto e da tutti. E quindi è venuto naturale, credo, orientarsi verso il primo pomeriggio.

11) Saluta i lettori del nostro blog e regalaci un consiglio.

Beh, ovviamente li saluto tutti e spero di non essere stato troppo noioso. Saluto anche la padrona di casa e la ringrazio per lo spazio che mi ha concesso. Per quel che riguarda il consiglio potete scegliere tra: «Leggete tutti i miei libri» e «Non fate mai gli scrittori». O forse, tornando seri un’ultima volta, quello che dico sempre agli autori che lavorano con me: «Seguite sempre i vostri sogni».

-Marika Vangone